Allegato "A" Delibera C.C. n.42 del 15/11/2002
Parere della Giunta Comunale di Arsiero

Osservazioni allo Studio di Impatto Ambientale

  • Nella descrizione dell’evento del 1966, sembra che la frana si sia attivata da sola e abbia invaso il letto del torrente Posina determinando l’alluvione, mentre è vero il contrario, cioè l’erosione al piede da parte del torrente ha determinato lo scivolamento della massa di frana (pag. 2 della premessa nella Relazione).

  • Si afferma che la frana "continua" a presentare pericolosi segnali di movimento, ma non si indica come siano stati rilevati quando invece la campagna di misura topografiche del Distart di Bologna ha evidenziato il contrario (pag. 3 della premessa).

  • Il processo di antropizzazione ed urbanizzazione ha rispettato non interferendo con l’area a rischio idrogeologico (pag. 3 della premessa).

  • A pagg. 4 – 5 della premessa non sono neanche citati il progetto di sistemazione idraulica della Comunità Montana "Alto Astico e Posina", e le disposizioni dell’Autorità di Bacino, che confermano la necessità delle sistemazioni idrauliche del torrente, laddove non c'è affatto continua erosione, ma occorre fare manutenzione alle difese spondali, e la necessità viceversa del monitoraggio e dello studio del corpo di frana.

  • A pag. 6 non c'è dimostrazione dell'affermata inadeguatezza degli interventi effettuati finora.

  • Le previsioni del citato PRS sono da rivedere: gli indicatori per Arsiero e Velo non sono quelli per le aree a declino economico tanto è vero che la Regione Veneto li individua come Comuni a sostegno transitorio per i fondi strutturali europei.

  • L’area della frana del Brustolé è area SIC e sottoposta a vincolo idrogeologico (come confermato peraltro a pag. 11) e classificata P3 ed R3 dall’Autorità di Bacino in relazione al rischio idrogeologico: il quadro di riferimento programmatico è incompleto e non aggiornato.

  • Le esondazioni del torrente Astico hanno un tempo di ritorno più breve della frana del Brustolé e non sono quindi collegabili (pag. 5 del quadro di riferimento programmatico).

  • Sono vari i progetti che interessano l'area e le adiacenze: archeologia industriale, grande guerra, pista ciclabile, itinerari del Fogazzaro, l’area è quindi da considerarsi a pieno titolo paesaggio del museo all'aperto o ecomuseo dell’Alto Vicentino.

  • Nel PTP si prevede l'escavazione di conoidi e paleofrane stabili, non di frane potenzialmente attivabili.

  • A pag. 13 del quadro di riferimento programmatico non c'è relazione con la pianificazione più recente e attuale da parte dell'Autorità di Bacino, l’assunta coerenza del progetto con il quadro programmatico appare solo un’illazione.

  • A pag. 2 del quadro di riferimento progettuale gli obiettivi indicati non sono condivisi nè condivisibili dalle popolazioni e dalle Amministrazioni locali: l'area sembra di fatto spopolata.

  • A pag. 4 del quadro di riferimento progettuale mancano indicazioni numeriche della massa da asportare e del presunto aumento del coefficiente di sicurezza (in quale area della frana?). Qual'è la stratigrafia profonda? Dove sono le prove dell'insediamento umano sull’area di frana prima del 1882?

  • A pag. 5 del quadro di riferimento progettuale si spaccia per destino naturale l’asportazione del corpo di frana: la natura non asporterebbe la frana se non su scale temporali da era geologica, peraltro nessuno guardando il paesaggio rileva alcun senso di pericolo o di disagio fisico.

  • La coltivazione e la definizione finale del pendio a gradoni non è illustrata da alcuna sezione, analogamente non sono determinate le pendenze finali del versante confrontate con le attuali, e non è indicato da dove si ricava il terreno vegetale per la presunta ricomposizione dopo la coltivazione della cava.

  • Non c'è stima delle quantità né valutazione dell’impatto ambientale del trasporto dei materiali fuori dall’area di escavazione.

  • Si citano eventuali canalizzazioni idrauliche o opere di drenaggio, ma non si indica come sono fatti e quindi non si capisce come possa essere stimato l’onere economico di queste opere.

  • A pag. 8 del quadro di riferimento progettuale ancora si cita l’aumento del coefficiente di sicurezza senza indicare il valore.

  • L’uso del materiale di escavazione per le realizzazioni autostradali comporta una cattiva conoscenza dei criteri di ottimizzazione da parte dei progettisti stradali del bilancio tra sterri e riporti, specie per autostrade da realizzarsi in aree non pianeggianti.

  • Sulla destra del torrente Posina non c’era alcuna viabilità di collegamento prima del 1966 basti vedere la situazione in corrispondenza del ponte della provinciale Arsiero-Velo che è preesistente.

  • I costi presentati delle sistemazioni idrauliche del torrente sono superiori a quelli esposti nel progetto della Comunità Montana.

  • Manca la stima della quantità dei terreni vegetali di ricopertura necessari per prati, arboreti, bosco, né l’indicazione delle loro provenienza: in assenza di tale ricopertura ci vorranno decenni per ripristinare il verde e nel frattempo non potrà essere evitata l’erosione del versante.

  • Non c'è confronto con il semplice progetto di sistemazione idraulica del torrente Posina, ma solo con i progetti che prevedevano escavazioni e imponenti movimenti terra.

  • Tra i criteri per la valutazione dei progetti manca del tutto la stima dell'impatto sulla realtà socio-economica di Arsiero e Velo d’Astico, e non è oggetto di confronto il progetto di sistemazione idraulica della Comunità Montana.


  • R. A. non è un proponente credibile in quanto non ha mai effettuato alcuna operazione comparabile con quella in progetto, né si è paragonata per capacità tecnico-economiche ad altre imprese che abbiano condotto operazioni simili, posto che da qualche parte in Europa ci siano esempi di progetti simili realizzati.

  • Non si capisce se la macinazione e la vagliatura dei materiali avvengano in sito (pag. 27 del quadro di riferimento progettuale) o altrove (pag. 6): le due soluzioni sono diverse per impatto ambientale e costi esposti.

  • Si prevede di impiegare solo 8 unità lavorative: o il costo del personale è sottostimato oppure il valore aggiunto dell’occupazione creata dal progetto è nullo.

  • Se l’IVA sui ricavi è pari come affermato all’IVA dei costi (che non sono tutti soggetti a IVA) allora non c'è utile previsto. A pag. 28 il piano finanziario esposto non è conforme alle tabelle richieste da un serio progetto di project financing.

  • La stratigrafia descritta è solo ipotetica: non si può parlare di soli sondaggi meccanici e saggi condotti con l'escavatore nel 1987 (pag. 12 del quadro di riferimento ambientale), contraddicendo le indicazioni dell’Autorità di Bacino in merito.

  • Per l’individuazione delle zone a rischio di inondazione non è attuale il modello dell’evento del 1966, perché la situazione del torrente è molto diversa da allora, vanno raccolte le indicazioni del progetto dell’ing. Brath.

  • Non c'è valutazione del clima acustico attuale e durante la coltivazione della cava per gli abitati di Arsiero e Lago di Velo.

  • Non c’è alcuna statale tra Velo a Piovene, non si capisce quindi come si raggiunge l’attuale statale 350 o l'autostrada A31 visto che la viabilità di cantiere proposta è attualmente inesistente e irrealizzabile in corrispondenza del ponte sul Posina della provinciale Arsiero-Velo.

  • Il paesaggio di frana descritto a pag. 31 del quadro di riferimento ambientale è palesemente falso: in realtà la natura sta ricucendo la ferita provocata dai movimenti del 1966.

  • Non sono chiaramente indicate le aree di stoccaggio provvisorio dei materiali, né l'entità delle lavorazioni previste.

  • Il progetto Brath è di consolidamento degli argini del torrente Posina, non dell'intero corpo di frana come si vuole fare intendere: è una sistemazione idraulica, le notevoli risorse pubbliche che richiede sono poi solo 13 miliardi di Lire, moltissime opere pubbliche a valenza regionale costano decisamente di più (strade, ospedali, arginature, ecc.),

  • Il monitoraggio previsto non permette di intervenire in caso di collasso del corpo di frana durante l’escavazione, se non con l'evacuazione degli abitati, se sarà tempestiva (vedi il Vajont)

  • Manca un modello fisico-matematico attendibile su cui simulare lo sviluppo dell'escavazione, l’azione del torrente e delle piogge, e l’eventuale collasso della massa franosa.

  • Non c'è analisi degli impatti ambientali (polvere, rumore, scarichi) e socio economici (svalutazione immobili) sull’abitato prospicente di Arsiero che pure dista solo poche centinaia di metri in linea d’aria.

  • La descrizione è complessivamente priva di riferimenti oggettivi, misurabili e verificabili, confusa, ripetitiva e contraddittoria (vd. macinazioni e viabilità, volumi di traffico, inquinamento da emissioni e rumori);

  • Se i dati di progetto sono contenuti in realtà nel progetto preliminare devono essere estrapolati in modo chiaro per la VIA: in realtà si continuano a riproporre le solite argomentazioni progettuali poco approfondite e per nulla precise e quindi attendibili, ed anche la documentazione progettuale appare in realtà una raccolta di dissertazioni sull’argomento, prive di veri contenuti tecnico-progettuali. Non ci sono benefici attesi socio - economici per Arsiero e Velo, se non l'eliminazione indimostrata di un rischio a tutt’oggi indefinito: non c'è una stratigrafia profonda accertata, non ci sono indagini recenti se non le misure topografiche, che non sono neppure citate, perché non funzionali alle tesi progettuali, non c'è modello fisico-matematico correlato frana-torrente, non ci sono sezioni della coltivazione di cava, né dimostrazione del miglioramento del coefficiente di sicurezza del versante, né sezioni e planimetrie delle opere di drenaggio, canalizzazione e sistemazione idraulica del torrente, la ricomposizione ambientale è in definitiva solo una copertura per l'attività estrattiva.

  • La documentazione presentata è chiaramente insufficiente per la VIA e come progetto preliminare ai sensi delle disposizioni di legge vigenti.


Comune di Arsiero


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