Allegato "B" Delibera C.C. n.42 del 15/11/2002
Parere avv. Nicola Zampieri di Schio

1. SULLA STABILITÀ DEL FENOMENO FRANOSO.

La proposta di proiect financing della RA SRL giustifica l’utilità del progetto con la circostanza che la frana Brustolè sarebbe in movimento.
Tale affermazione si pone peraltro in contrasto con le attività di monitoraggio topografico della Frana di Brustolè eseguite nel periodo 1997-2002 dal DISTART dell'Università di Bologna, le quali non hanno verificato apprezzabili movimenti della frana.
Come noto infatti nel 2002 il Dipartimento di Ingegneria delle Strutture, dei Trasporti, delle Acque, del Rilevamento, del Territorio dell'Università degli Studi di Bologna (DISTART) ha presentato la relazione conclusiva delle campagne di misure topografiche di controllo eseguite fino al 2002, con la partecipazione attiva della Protezione Civile di Velo d'Astico, da cui risulta che i movimenti registrati sono di entità molto ridotta, tale da rientrare, secondo i comuni criteri statistici, all’interno dell’errore proprio delle misure.
Il progetto elaborato dalla RA. inoltre NON PREVEDE LA MESSA IN SICUREZZA DELL’AREA PIÙ INSTABILE della frana, prima di intervenire sulla parte a valle, NÉ EFFETTUA ALCUNA VALUTAZIONE SULL’INCIDENZA DELL’ESTRAZIONE DEL MATERIALE sulla stabilità della paleofrana.
Risulta quindi del tutto mancante la dimostrazione della pubblica utilità del progetto proposto dalla RA. SRL.


2. SULLE MODALITÀ PROPOSTE PER RISOLVERE IL PROBLEMA.

Il progetto preliminare sottoposto a VIA prevede inoltre che l'asporto del materiale andrà "eseguito con modalità da aumentare progressivamente i coefficienti di sicurezza e consentire il drenaggio delle acque di circolazione superficiale e sotterranea" (così pag. 43 della relazione generale) e che "per garantire la captazione di tali deflussi potranno essere predisposte opere di drenaggio e canalizzazione - da dimensionare in sede di progetto definitivo che ne consentano l'adduzione nel torrente Posina" (così pag. 49 della relazione generale).
La RA quindi non precisa né la quantità di materiale che intende estrarre, né la durata della nuova cava, né le ragioni per cui si renderebbe necessario asportare il materiale anziché lasciarlo in loco.
Non solo. Allo stato sono scarsissimi i dati sulle interferenze delle acque di falda provenienti dal massiccio di dolomia che intercettano il torrente Posina e quei pochi dati a disposizione smentiscono o comunque non sono coerenti con i modelli teorici utilizzati nelle relazioni della RA. Infatti, come implicitamente ammesso anche dagli autori del progetto preliminare, il modello degli idrogrammi riportato nella relazione non è attendibile perché né quelle del novembre 1990 o dell'ottobre 1991 e pertanto i in generale non riproduce il volume dell'onda di piena dell'aprile 1989, relatori ammettono di essere ricorsi "ad una sorta di compromesso nella scelta dei coefficienti".


3. SULLA PRETESA NECESSITÀ DI PROCEDERE AD UN RICOMPOSIZIONE AMBIENTALE E SULLE MODALITA’ DI EFFETTUAZIONE DELLA STESSA.

La RA giustifica l’intervento con la necessità di procedere ad "una ricomposizione del paesaggio" onde "invertire l’inarrestabile processo di degrado del sistema".
Anche tale affermazione non trova peraltro riscontro alcuno nella realtà dei fatti in quanto in realtà non c'è nulla da ricomporre in quanto L'AMBIENTE CHE CARATTERIZZA LA ZONA DELLA FRANA È DEL TUTTO NATURALE essendosi sempre mantenuto tale senza bisogno di interventi umani. La frana in questione ha infatti un'origine ed un aspetto attuale del tutto naturali; una ricomposizione ambientale si renderebbe semmai necessaria allorché si intervenisse sull'ambiente con l’apertura di una cava, modificandolo a seguito di escavazioni che contribuirebbero senz'altro a deturparne l'attuale aspetto, come si desume dall'aspetto irrimediabilmente degradato che ha assunto il versante montuoso, intaccato da escavazioni artificiali operate dall'uomo per motivi commerciali, sul lato opposto della valle dell'Astico, proprio sopra alla contrada Schiri (prima di giungere ad Arsiero provenendo da Cogollo del Cengio).
Il presente quadro paesaggistico è pertanto ben lungi dall’essere caratterizzato dall’aspetto degradato prospettato dalla R.A. in quanto "la zona è attualmente ricoperta da bosco, in parte ceduo (zona inferiore) e in parte di conifere (zona superiore)" (così pag. 6 della relazione generale) e "la vegetazione steppica dei costoni aridi … presenta un rilevante interesse naturalistico … tale ambito appare di straordinario valore naturalistico" (così pag. 16 dello studio di inquadramento ambientale).
A questo riguardo risultano inoltre del tutto carenti le indicazioni contenute negli elaborati depositati secondo cui, in seguito alla coltivazione della cava, la zona verrà sistemata con l’inerbimento e la riforestazione dell’area, attraverso specie arboree ed arbustive senza peraltro considerare che un possibile riacquisto di un aspetto boschivo da parte della zona si potrebbe ottenere in modo naturale solo dopo centinaia d'anni se non addirittura mai, a causa del mancato attecchimento delle nuove specie vegetali piantumate.
Il progetto NON HA INFATTI PREVISTO L’ACCANTOMANEMTO DELLO STRATO FERTILE SUPERFICIALE né INDICATO IL COSTO E LUOGO DAL QUALE VERRÀ REPERITO IL TERRENO VEGETALE in quantità sufficiente a ripristinare la coltre di ricoprimento della superficie di frana
(non essendo certo pensabile di piantumare essenze arboree ed erbacee sulla roccia o su materiale ghiaioso incoerente).
MANCA INOLTRE QUALSIASI ANALISI SULL’INCIDENZA DEL PROPOSTO INTERVENTO SUL MICROCLIMA LOCALE nonché dell’IMPATTO DELLE POLVERI SULL’ATMOSFERA.
La R.A. non ha inoltre effettuato alcuna ANALISI DELL’INEVITABILE IMPATTO ACUSTICO.
Da quanto sopra esposto è inoltre evidente che, da un punto di vista ambientale, la frana del Brustolè è semmai da conservare in quanto testimonianza assai evidente nonché istruttiva di un poderoso fenomeno franoso non riscontrabile facilmente altrove. In tal senso si è espresso anche il Piano Territoriale Provinciale di coordinamento della Provincia di Vicenza il quale nella Tavola n. 4 del marzo 1998 ha ricompreso l’area in esame tra le "aree per l’istituzione di parchi e riserve regionali naturali e di tutela paesagggisitica" "vale la disciplina normativa e programmatoria regionale ed in particolare gli artt. 27 e 33 del PTRC".


4. SULLE CARENZE PROGETTUALI.

Le relazioni prodotte dalla R.A. contengono inoltre dei riferimenti del tutto vaghi ai piani territoriali dei quali non viene indicata né la data di adozione, né quella di approvazione.
Emblematica al riguardo è la pag. 24 dello Studio di inquadramento allegato alla domanda di proiect financing nella quale la data di adozione del Piano Territoriale Provinciale di Coordinamento è stata lasciata addirittura in bianco, benché lo stesso sia stato adottato con delibera del 12/5/98.
A pag. 42 dell’Analisi socio-economica (alleg. C del progetto preliminare) si sostiene poi che "il PTP della Provincia di Vicenza è ancora in corso di elaborazione" quando invece è già stato redatto sin dal mese di marzo 1998 ed adottato nel mese di maggio 1998. E’ quindi evidente che il gruppo di lavoro non ha seriamente preso in considerazione né in sede di elaborazioni del progetto preliminare, né in sede di valutazione di impatto ambientale tali elaborati o meglio si limita a riproporre documenti vecchi dell'ultimo decennio.
La RA non ha inoltre effettuato ALCUNA ANALISI DELL’IMPATTO DEL PROGETTO SULLA VIABILITÀ benché per tutta la durata del cantiere sia stimabile il passaggio di mezzi pesanti nell’ordine medio di un automezzo al minuto.
NON VI È INOLTRE ALCUNA VERIFICA DELLE INTERFERENZE DELL’ATTIVAZIONE DEL CANTIERE CON LO SVILUPPO DELLA RETE STRADALE E AUTOSTRADALE.

La R.A. sostiene inoltre che "l’area del Comune in cui è situata la frana del Brustolè non rientra tra quelle sottoposte a vincolo idrogeologico … il PTRC ha definito inoltre gli ambienti naturalistico ambientali e paesaggistici di livello regionale. Anche in questo caso né il centro del Comune di Velo d’Astico, né quello di Arsiero rientrano in quella classificazione" benché LA ZONA IN ESAME SIA SOGGETTA A VINCOLO FORESTALE IDROGEOLOGICO E A PRESCRIZIONI DI TUTELA GEOLOGICA essendo stata classificata pure a "rischio idrogeologico R3", ossia ELEVATO (cfr. delibera di perimetrazione delle aree a rischio).
Tale svista risulta particolarmente rilevante in quanto il coordinato disposto degli artt.1 della legge n. 183 del 1989 e degli artt.1 e 17 del decreto legge n. 180 del 1998, convertito nella Legge 3 agosto 1998, n. 267, sancisce che sino all'approvazione dei piani di bacino devono applicarsi le misure di salvaguardia previste dall'art. 3 del DPCM del 29/9/98, il quale sancisce che nelle aree a rischio elevato, come quella di specie, sono consentiti solo gli interventi idraulici approvati dall’Autorità idraulica a tutela della pubblica incolumità.
L’ Autorità di Bacino, nella comunicazione del 24/8/2000
ha infatti ribadito che, nelle more della redazione dei piani stralcio di bacino per l’assetto idrogeologico di cui alla L. n. 267/98, si rende necessaria l’attuazione di una rete sperimentale di monitoraggio del complesso franoso onde far fronte alla lacunosa ed insufficiente conoscenza dello stesso.
Considerato pertanto che l’Autorità di Bacino non ha ancora approvato il piano stralcio per la sicurezza idraulica del suolo e la chiara natura programmatoria del Piano, l’intervento proposto dalla R.A. non può essere realizzato.
A pag. 40 dell’alleg. C (analisi socio economica, doc. alleg. sub n. 23) si sostiene poi nuovamente erroneamente che l’ambito in esame "non rientra in nessuna area di tutela specifica … per quanto concerne il problema della difesa del suolo e degli insediamenti, l’area del Comune in cui è situata la Frana di Brustolè non rientra tra quelle sottoposte a vincolo idrogeologico".
La R.A. NON HA infine ANALIZZATO neppure L’INTERFERENZA DEL PROGETTO CON LA COSTRUZIONE PREVISTA DELLA VARIANTE DELLA S.S. 350 NELL’ABITATO DEL COMUNE DI PIOVENE ROCCHETTE E CON IL PROLUNGAMENTO DELL’AUTOSTRADA A 31.


5. SULLE CARENZE DELLE RELAZIONE TECNICA.

Il progetto della RA. inoltre rinvia alla progettazione esecutiva non solo l’esatta individuazione delle opere da eseguire, ma addirittura il rilevamento dei dati assolutamente essenziali ed irrinunciabili per una ponderata valutazione dei rischi connessi ad un intervento sul corpo di frana.
La proponente non risulta poi avere prodotto non solo lo stralcio dello strumento di pianificazione paesaggistico territoriale e del piano urbanistico generale e attuativo, indicante la localizzazione dell'intervento da realizzare e le eventuali altre localizzazioni esaminate, ma neppure gli schemi grafici e le sezioni schematiche nel numero, nell'articolazione e nelle scale necessarie a permettere l'individuazione di massima di tutte le caratteristiche spaziali, tipologiche, funzionali e tecnologiche delle opere e dei lavori da realizzare, integrati da tabelle relative ai parametri da rispettare.
In base all’art. 18 del DPR n. 554/99 la RA SRL doveva inoltre presentare "c) uno studio di prefattibilità ambientale" il quale in base al successivo art. 21 doveva contenere "in relazione alla tipologia, categoria e all'entità dell'intervento e allo scopo di ricercare le condizioni che consentano un miglioramento della qualità ambientale e paesaggistica del contesto territoriale" "a) la verifica, anche in relazione all'acquisizione dei necessari pareri amministrativi, di compatibilità dell'intervento con le prescrizioni di eventuali piani paesaggistici, territoriali ed urbanistici sia a carattere generale che settoriale; b) lo studio sui prevedibili effetti della realizzazione dell'intervento e del suo esercizio sulle componenti ambientali e sulla salute dei cittadini; c) la illustrazione, in funzione della minimizzazione dell'impatto ambientale, delle ragionidella soluzione progettuale prescelta nonché delle possibili alternative localizzative e tipologiche; d) la determinazione delle misure di compensazione ambientale e degli eventuali interventi di ripristino, riqualificazione e miglioramento ambientale e paesaggistico, con la stima dei relativi costi da inserire nei piani finanziari dei lavori; e) l'indicazione delle norme di tutela ambientale che si applicano all'intervento e degli eventuali limiti posti dalla normativa di settore per l'esercizio di impianti, nonché l'indicazione dei criteri tecnici e che si intendono adottare per assicurarne il rispetto. 2. Nel caso di interventi ricadenti sotto la procedura di valutazione di impatto ambientale, lo studio di prefattibilità ambientale, contiene le informazioni necessarie allo svolgimento della fase di selezione preliminare dei contenuti dello studio di impatto ambientale. Nel caso di interventi per i quali si rende necessaria la procedura di selezione prevista dalle direttive comunitarie lo studio di prefattibilità ambientale consente di verificare che questi non possono causare impatto ambientale significativo ovvero deve consentire di identificare misure prescrittive tali da mitigare tali impatti".
Nulla di tutto ciò è invece rinvenibile negli elaborati depositati dalla RA la quale si limita a predisporre uno mero studio teorico, mediante richiamo degli studi realizzati negli anni '80.
Come sottolineato nelle "considerazioni sul progetto redatto per conto della RA" predisposte in data 12/12/2000 dai professori Giulio Cesare Carloni, Armando Brath e Gianfranco Marchi dell’Università degli Studi di Bologna "la relazione presentata dalla R.A. "Ricomposizioni Ambientali SRL" è sostanzialmente la elencazione dei dati di carattere strettamente geologico (tra l’altro incompleti) attualmente disponibili. Essa non essendo supportata da indagini geognostiche integrative in sito (sondaggi, monitoraggio ecc.) e da prove di laboratorio, non aggiunge nulla di nuovo alle scarse conoscenze di carattere geologico strutturale, geotecniche e idrogeologiche sull’area … lo studio di fattibilità proposto dalla R.A., tende a creare confusione dal punto di vista tecnico in quanto viene indicato che, con una galleria drenante (posta in posizione indefinita senza conoscere gli aspetti di idrologia sotterranea) e una imponente escavazione con riprofilatura del versante, è possibile stabilizzare l’intera area .. senza il supporto di informazioni derivanti da indagini geognostiche integrative di confronto … quindi dal punto di vista tecnico, tali indicazioni progettuali non sono in alcun modo valutabili .. da quanto detto si deduce che lo studio di fattibilità della galleria drenante è carente per tutto quanto concerne l’efficacia dell’intervento medesimo e costituisce una ipotesi generica non supportata dal elementi tecnici di base".
Le valutazioni di stabilità in roccia e dei terreni che si rinvengono negli atti depositati dalla R.A. SRL hanno pertanto un mero significato statistico
in quanto i parametri geotecnici utilizzati sono stati in parte dedotti da studi preesistenti ed in parte assegnati indicativamente per LA MANCANZA DI SPECIFICHE INDAGINI GEOGNOSTICHE E GEOTECNICHE DI DETTAGLIO CHE VENGONO RINVIATE IN SEGUITO ALL’ATTIVAZIONE DELL’ATTIVITÀ DI COLTIVAZIONE della cava nonostante non siano esclusi movimenti della frana in conseguenza agli interventi di cava.
La R.A. non risulta inoltre avere neppure effettuato l’analisi di fattibilità di cui al D.M. dell’11 marzo 1988, alla stregua del quale l’elaborato progettuale deve recepire ed essere coerente con la caratterizzazione geologica e geotecnica del terreno (cfr. punti A3, B2 e B5) e contenere una relazione geotecnica e geologica. L’art. 13B delle Norme tecniche di attuazione del Comune di Velo d’Astico stabilisce infatti che "per gli interventi previsti nell’intero territorio comunale, comprese le aree di competenza della L. R. n. 24/85, va applicata la normativa di cui al D.M. 11/3/88, relativa alle "Indagini sui terreni e sulle zone etc." peraltro richiamato dalla circolare n. 2/90 del Presidente della Giunta Regionale". Il citato D.M. al punto H "fattibilità geotecnica di grandi opere" sancisce inoltre che i progetti per l’esecuzione delle opere di sostegno delle terre e delle opere di fondazione devono contenere degli studi geologici e la caratterizzazione geotecnica di "tutta la zona di possibile influenza degli interventi previsti" ed essere preceduti dalla verifica e documentazione con relazione tecnica della "fattibilità dell’insieme dal punto di vista geologico e geotecnico".
In tal senso si è espressa la stessa Regione la quale nella circolare n. 9 del 5/4/2000 ha sottolineato che ai sensi del D.M. 11/3/88 "le scelte di progetto, i calcoli e le verifiche devono sempre essere basati sulla caratterizzazione geotecnica del sottosuolo ottenuta per mezzo di rilievi, indagini e prove" (cfr. punto A.2 – prescrizioni generali del D.M.) per cui "per ogni opera pubblica o privata da realizzarsi in tutti i comuni … 1) l’elaborato progettuale deve recepire ed essere coerente con la caratterizzazione geologica e geotecnica del terreno (cfr. punti A3, commi 1 e 2; B2, comma 5; B5, comma 1 del cit. D.M.; 2) la relazione geotecnica … la relazione geologica per le opere … gallerie e manufatti sotterranei; stabilità dei pendii naturali e dei fronti di scavo .. consolidamento dei terreni … aree soggette a vincoli idrogeologico, ambientale etc.".
Il progetto della R.A. invece non solo non contiene alcuna indagine sulle aree esterne all’area in studio, benché le stesse siano indubbiamente influenzate dalla frana stessa e dalle opere in progetto, ma anche non contiene neppure una concreta relazione di fattibilità.
Le proposte progettuali scelte dalla R.A. vengono indicate come opere di stabilizzazione di tutta l’area senza peraltro l’ausilio di un adeguato supporto tecnico.

La necessità di tali indagini era stato d’altronde ripetutamente sottolineata anche dall’Autorità di Bacino dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave, Brenta-Bacchiglione la quale aveva precisato come "il grado di conoscenza su tale grande fenomeno appare tuttora lacunoso nell’insieme, del tutto insufficiente in riferimento alla parte sommitale … e qualsiasi progetto di intervento sul versante del Brustolè non può prescindere da una apposita campagna geognostica anche profonda e ben distribuita per il riconoscimento puntuale delle caratteristiche geometriche, idrogeologiche e composizionali dell’area interessata dalla frana. … Il monitoraggio dovrebbe essere mantenuto attivo per un periodo, di tre-cinque anni, in relazione alla necessità di verificare la risposta del pendio instabile a fronte di differenti condizioni idrologiche. … La mancanza di tali presupposti conoscitivi precisamente finalizzati in sede di progettazione dell’intervento, e basati su dati di osservazione continuativi per tempi sufficientemente lunghi, non può che preludere all’adozione di misure di salvaguardia inibitorie di eventuali interventi antropici" (così la lettera del 23/03/1999 recante il n. 362/B.5.5/4 di Prot.).
L’art. 18 del DPR n. 554/99 stabilisce inoltre che il progetto preliminare deve contenere "d) indagini geologiche, idrogeologiche … preliminari; e) planimetria generale e schemi grafici; f) prime indicazioni e disposizioni per la stesura dei piani di sicurezza; g) calcolo sommario della spesa. 2. Qualora il progetto debba essere posto a base di gara di un appalto concorso o di una concessione di lavori pubblici: a) sono effettuate, sulle aree interessate dall'intervento, le indagini necessarie quali quelle geologiche, geotecniche, idrologiche, idrauliche e sismiche e sono redatti le relative relazioni e grafici; b) È redatto un capitolato speciale prestazionale".
Anche in questo caso l’esame degli elaborati risulta del tutto insoddisfacente in quanto si desume che "la natura e le caratteristiche meccaniche dei terreni, che costituiscono il corpo di frana e il substrato roccioso, sono stati indagati con 7 sondaggi geognostici eseguiti nel 1987 .. sempre nel 1987 sono stati eseguiti al piede della frana, in corrispondenza degli affioramenti argillosi, 4 scavi" (così pag. 39 della relazione generale).
Tutti gli studi presentati si basano quindi su indagini effettuate da altri tecnici quasi 15 anni fa, con l’approssimazione degli strumenti allora esistenti e con finalità ben diverse dalla verifica della possibilità di eseguire l’asporto del materiale.
Non solo. I vari elaborati si ripetono anche in continuazione e utilizzano i medesimi testi, per la redazione di più allegati progettuali, con un "copia-incolla" che fa pensare che i progettisti abbiano puntato più sulla quantità che sulla qualità del prodotto finale.
A titolo esemplificativo si evidenzia come:
la pag. 8 dal terz'ultimo periodo a tutta pagina 9 della relazione generale riporta tale e quale il contenuto dello "Studio di inquadramento ambientale e territoriale" dal penultimo periodo di pag.3 a tutta pagina 4. A pag.37: il contenuto del paragrafo 2.1 dell’Analisi socio-economica è il medesimo di quello riportato nel paragrafo 3.1 a pag.21/22 dello " Studio di inquadramento ambientale e territoriale".
A pag.38: il contenuto del paragrafo 2.2 dell’Analisi socio-economica è il medesimo di quello riportato nel paragrafo 3.2 a pag.22 dello "Studio di inquadramento ambientale e territoriale";
A pag. 40: il contenuto del paragrafo 2.3 dell’Analisi socio-economica è il medesimo di quello riportato nel paragrafo 3.3 a pag. 23/24 dello "Studio di inquadramento ambientale e territoriale".
La ripetizione integrale del contenuto delle pagine da 37 a 40 nello "Studio di inquadramento ambientale e territoriale" fa pensare inoltre che quanto riportato in quest'ultimo risulti essere piuttosto "datato" in quanto originariamente scritto nell'anno 1992 e che per tale motivo abbia verosimilmente trascurato gli ulteriori atti d'indirizzo successivamente subentrati.
Secondo l’art. 37 bis e quater della L. n. 109/94 la R.A. doveva effettuare "uno studio di inquadramento territoriale e ambientale, uno studio di fattibilità, un progetto preliminare, una bozza di convenzione, un piano economico-finanziario asseverato da un istituto di credito, una specificazione delle caratteristiche del servizio e della gestione nonchè l'indicazione degli elementi di cui all'articolo 21, comma 2, lettera b), e delle garanzie offerte dal promotore all'amministrazione aggiudicatrice. Le proposte devono inoltre indicare l'importo delle spese sostenute per la loro predisposizione comprensivo anche dei diritti sulle opere d'ingegno di cui all'articolo 2578 del codice civile. Tale importo, soggetto all'accettazione da parte della amministrazione aggiudicatrice, non può superare il 2,5 per cento del valore dell'investimento, come desumibile dal piano economico-finanziario".
Quest'ultimo allegato risulta particolarmente importante in quanto il successivo art. 37 quater prevede che "entro il 31 dicembre di ogni anno le amministrazioni aggiudicatrici, qualora fra le proposte presentate ne abbiano individuate alcune di pubblico interesse … procedono .. a indire una gara da svolgere con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa di cui all'articolo 21, comma 2, lettera b), ponendo a base di gara il progetto preliminare presentato dal promotore … nonché i valori degli elementi necessari per la determinazione dell'offerta economicamente più vantaggiosa nelle misure previste dal piano economico-finanziario presentato dal promotore … La proposta del promotore posta a base di gara è vincolante per lo stesso qualora non vi siano altre offerte nella gara ed è garantita dalla cauzione … il soggetto promotore della proposta ha diritto al pagamento, a carico dell'aggiudicatario, dell'importo di cui all'articolo 37-bis, comma 1, ultimo periodo. Il pagamento è effettuato dall'amministrazione aggiudicatrice prelevando tale importo dalla cauzione versata dal soggetto aggiudicatario ai sensi del comma 3".
Anche tali dati risultano mancanti a ulteriore conferma della carenza del contestato progetto.


6. SULLA MANCATA ANALISI DELLA PALEOFRANA.

La R.A. non ha inoltre effettuato alcuna indagine sulla "paleofrana" e sul suo sviluppo in profondità. Manca pertanto nella pretesa analisi qualsiasi modello di riferimento che possa dare delle utili indicazioni sulla interdipendenza (se esiste) tra la "paleofrana" e la parte oggetto del programma di intervento e conseguentemente qualsiasi studio o valutazione sugli sviluppi derivanti da un alleggerimento con rimodellamento del pendio.
Anche gli studi e le indagini sulla situazione idrologica della frana sono scarsi e si riferiscono comunque a dati raccolti in un lasso di tempo troppo breve. Sarebbero invece determinanti nello stabilire il suo stato d'equilibrio se raccolti in concomitanza a prolungati periodi di piovosità.
Vengono pertanto a mancare tutti quei dati indispensabili per una completa caratterizzazione geologica e geotecnica previsti dal D.M. 11.03.88 capitolo H - Fattibilità Geotecnica di opere su grandi aree. La fattibilità geotecnica di opere su grandi aree con bonifiche e sistemazioni del territorio (capoverso i) prevede infatti indagini specifiche estese a tutte le zone di influenza degli effetti previsti e quindi nel caso in esame anche sulle condizioni di equilibrio delle masse dolomitiche profonde della "paleofrana".
La carenza degli studi asseritamente effettuati dalla RA SRL risulta del resto confermata dalla circostanza che la zona in esame rientra tra i SITI oggetto di valutazione come DI INTERESSE COMUNITARIO ai sensi del D.M. 3 aprile 2002 e della D.G.R. n. 1622 del 22 giugno 2001 assoggettato in quanto tale alle misure di salvaguardia, di cui all’art. 6 della direttiva del Consiglio 92/43/CEE del 21.5.1992, nonché alla prescritta valutazione d’incidenza, contrariamente a quanto accaduto nel caso di specie.
Il progetto della RA. è pertanto non solo incompatibile con l’ambiente, ma anche estremamente pericoloso in quanto l’asporto del materiale viene proposto dalla RA senza assicurare il mantenimento delle attuali condizioni di stabilità della frana anche dopo l’attivazione delle procedure di scavo.
La RA infatti non SOLO NON HA FATTO ALCUNA INDAGINE IDROGEOLOGICA O GEOLOGICA SULLA PARTE SOMMATALE DELLA FRANA, ma non ha neppure esaminato le conseguenze che potrebbero derivare alla popolazione residente nei Comuni di Velo e di Arsiero qualora la proposta attività di scava inneschi un movimento della frana, facendo venire meno le esistenti condizioni di equilibrio.


7. SULLA AFFERMATA MESSA IN SICUREZZA DEL TERRITORIO.

Del tutto indimostrato risulta poi anche il solo affermato miglioramento della sicurezza della zona posto che la R.A. NON HA EFFETTUATO ALCUNO STUDIO VOLTO A RILEVARE IL MANTENIMENTO DELLE CONDIZIONI DI STABILITÀ DURANTE LE FASI DI COLTIVAZIONE DELLA CAVA.
Quanto poi al preteso miglioramento derivante allo stato finale dell’operazione di sbancamento della frana gli stessi tecnici della R.A. ammettono che IN NESSUN CASO LA SICUREZZA RISULTA AUMENTARE ALLO STATO FINALE DEI LAVORI, posto che il fattore di sicurezza diminuisce insensibilmente passando dallo stato iniziale allo stato finale previsto dal progetto o al massimo che "si verifica un abbassamento del fattore di sicurezza degno di nota (circa 0.26), ma le superficie trovate sono assai inverosimili" per cui non vi è alcuna apprezzabile ragione per autorizzare l’asporto del materiale.
La R.A. non ha inoltro prodotto un adeguato studio in merito, da un lato, degli apporti idrici sulla frana. Dall’altro lato relativamente alle conseguenze derivanti dall’attivazione dell’attività di asporto del materiale o agli effetti idrogeologici sulle falde e sulla alimentazione delle sorgenti. Il progetto preliminare sottoposto a VIA si limita infatti a stabilire che l'asporto del materiale "va eseguito con modalità da aumentare progressivamente i coefficienti di sicurezza e consentire il drenaggio delle acque di circolazione superficiale e sotterranea" (così pag. 43 della relazione generale) e che "per garantire la captazione di tali deflussi potranno essere predisposte opere di drenaggio e canalizzazione - da dimensionare in sede di progetto definitivo che ne consentano l'adduzione nel torrente Posina" (così pag. 49 della relazione generale). Non solo.
La RA non ha inoltre analizzato le interferenze delle acque di falda provenienti dal massiccio di dolomia che intercettano il torrente Posina senza contare inoltre che i pochi dati a disposizione non sono coerenti con i modelli teorici utilizzati nelle relazioni della RA. Infatti, come implicitamente ammesso anche dagli autori del progetto preliminare, il modello degli idrogrammi riportato nella relazione non è attendibile perché in generale non riproduce il volume dell’onda di piena dell’aprile 1989, né quelle del novembre 1990 o dell’ottobre 1991 e pertanto i relatori ammettono di essere ricorsi "ad una sorta di compromesso nella scelta dei coefficienti".
Gli stessi tecnici della R.A. ammettono inoltre che in nessun caso la sicurezza risulta aumentare allo stato finale dei lavori, per cui non vi è alcuna apprezzabile ragione per autorizzare l’asporto del materiale.
Il dott. Sandro Silvano, esperto del Gruppo Nazionale Difesa Catastrofi Idrogeologiche, nella relazione effettuata a seguito del sopralluogo del 5/2/99, ha precisato come il "movimento si attiva solo in occasione di eventi meteorici eccezionali" e che "le indagini geotecniche effettuate riguardano principalmente solo la fascia medio inferiore dell'accumulo di frana, mancano quindi sufficienti dati per una completa caratterizzazione geotecnica, morfologica e geometrica della frana". Ne consegue che "qualsiasi programma di intervento o di recupero dell'area deve essere subordinato ad una appropriata conoscenza del fenomeno, dei suoi cinematismi e della sua possibile evoluzione, non tralasciando anche le eventuali interazioni con la sovrastante paleofrana".
Nel progetto della R.A. non sono infine previste le modalità e i costi necessari per effettuare la copertura erbacea primaria, essenziale anche al fine di evitare i pericolosi fenomeni erosivi, né le modalità e i costi.


8. SULL’AFFERMATO AUTOFINANZIAMENTO DEL PROGETTO.

Per quanto concerne poi l’affermata assenza di necessità di ricorrere a risorse pubbliche la stessa risulta del tutto indimostrata considerato che i COSTI inseriti nel preventivo di spesa non solo sono INDICATI IN MANIERA ALQUANTO APPROSSIMATIVA E GENERICA, basti pensare che non è nemmeno indicato il costo della manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade (da programmarsi per tutta la durata del cantiere atteso che durante la fase di cantiere passerà un camion al minuto) né dell’acquisto e del trasporto di tutto il terreno necessario per assicurare la "ricomposizione ambientale", ma tali costi NON SONO NEPPURE AGGIORNATI, posto che RISALGONO AL 1999 e devono essere pertanto integralmente rivisti.
Non viene inoltre esplicitata né l’entità del materiale che si intende asportare, né l’importo presuntivamente guadagnato dalla vendita del materiale ghiaioso o le variazioni del costo del medesimo per effetto dell’immissione sul mercato di tale considerevole quantità di ghiaia.
La possibilità di far fronte al progetto con denaro privato infatti è subordinata non solo alla IDONEITÀ DEL MERCATO DI ASSORBIRE TUTTO IL MATERIALE FORNITO DALLA NUOVA CAVA – tutt’altro che scontato considerato che l’autostrada pedemontana sarà costruita in trincea divenendo per cui sarà una potenziale e notevolissima miniera di materiale da costruzione, stante l'ottima qualità dei suoli interessati, ma anche alla QUALITÀ DEL MATERIALE OFFERTO E DEL MANTENIMENTO DEGLI ATTUALI PREZZI DI MERCATO.
Con riferimento a questi ultimi punti si evidenzia come la R.A. non ha effettuato alcuna verifica circa la qualità dei materiali della frana e la convenienza al loro impiego, in quanto i costi di frantumazione, macinazione e trasporto necessari per rendere i materiali di pratico utilizzo non sono obiettivi, né tengono conto del fatto che esistono nell'alto vicentino delle cave di ghiaia facilmente raggiungibili tramite l'esistente autostrada e quindi certamente più competive.
Quanto poi alla creazione di una nuova fonte di approvvigionamento di materia prima si evidenzia come la stessa potrebbe indurre danni economici alle stesse aziende impiegate in tale settore a causa di una maggiore concorrenzialità e di un abbassamento dei prezzi. Né pare possa argomentarsi della riduzione delle concessioni all'estrazione del materiale ghiaioso avvenuto nelle altre aree a causa dei vincoli ambientali in quanto anche la zona della Frana del Brustolè è un area fragile dal punto di vista ambientale che va tutelata non autorizzando l'escavazione della frana. Il continuo richiamo a zone in cui non è possibile scavare per motivi di tutela ambientale non fa inoltre che rafforzare la tesi che si oppone all'intervento proposta dalla R.A..
Non va inoltre dimenticato che la progressiva riduzione di offerta di materiali edili è controbilanciata da una sempre minore necessità di realizzare opere pubbliche che ne richiedono un impiego massiccio in quanto ultimamente si opera soprattutto sulla manutenzione delle opere esistenti.
Relativamente poi alla necessità di reperire tale materiale per la realizzazione dell'autostrada Valdastico Sud si evidenzia come la stessa sia interamente finanziata dalla Società Autostrada Serenissima S.p.A. senza alcun aggravio economico per i residenti nella Regione Veneto, se non possibili modesti aumenti dei pedaggi autostradali, che peraltro vengono ordinariamente pagati da un utenza solo in minima parte residente nella provincia di Vicenza. L'autostrada pedemontana poi, come già evidenziato, sarà costruita in trincea con conseguente ulteriore ricavo di materiale ghiaioso e considerevole calmierazione dei prezzi di mercato.
La RA. SRL non fornisce pertanto alcuna prova non solo della capacità del proiect financing di autofinanziarsi, ma neppure del pubblico interesse alla sua realizzazione, atteso che il progettato asporto del materiale, nella migliore delle ipotesi, non determina un miglioramento delle condizioni del sito.


Comune di Arsiero


:: sito realizzato con software open source :: ottimizzato per Mozilla Firefox ::