Parere ai sensi dell'art. 17 della L.R. N. 10/99 relativo allo S.I.A. concernente i "Lavori di stabilizzazione ricomposizione e tutela ambientale dell'ambito denominato 'FRANA DEL BRUSTOLE'".
Assiste alla seduta l’assessore esterno dr. Gianni Bortolan.
Il Sindaco prima di introdurre la presente
proposta informa il Consiglio che è stata avanzata dal gruppo Lega Nord -
Liga Veneta una proposta di integrazione dell'ordine del giorno avente ad
oggetto un'interrogazione riguardante il presente punto, per il cui accoglimento,
a norma di regolamento (art.70, comma 4), è necessaria la presenza di tutti
i consiglieri in carica e l'unanimità dei voti. Poiché ritiene che sia corretto
procedere, previa votazione, alla trattazione dell'interrogazione presentata, visto che al momento
risultano assenti due consiglieri, propone di aspettare il loro arrivo ed
intanto di iniziare la trattazione del punto all'ordine del giorno. Informa
inoltre di aver acconsentito alla ripresa della presente seduta che verrà effettuata dal Comitato
costituito in difesa del "Brustolè".
Dopo di ciò introduce l'argomento, ricordando che
la Ra Ricomposizione Ambientale sri, dopo aver presentato la proposta di proiect,
ha provveduto alla redazione dello studio di impatto ambientale, il cui sunto
non tecnico è stato depositato presso il nostro Ente.
Richiama brevemente l'iter previsto dalla legge regionale
n. 10/1999, citando gli arti 16 e 17.
Sottolinea l'estrema importanza che ha per il Comune
di Arsiero la problematica in argomento visto che l'abitato di Arsiero è quello
più vicino e prossimo alla zona oggetto dell'intervento. Per questi motivi
con il presente atto si intendono esprimere non solo delle osservazioni, ma
anche il parere previsto dall'ari. 17 della legge regionale da parte dei Comuni
interessati all'intervento e richiedere al Presidente della
Commissione Via l'inchiesta pubblica, ai sensi dell'ari 18, comma 5 della
L.R. n.10/99.
Ricorda che il progetto è stato presentato ai cittadini
il 18 ottobre nella sala del ristorante Mille Pini di Velo. In tale occasione
ricorda di essere rimasto colpito dalla vacuità dei contenuti del progetto,
pensando che tali contenuti fossero contenuti nello studio di impatto ambientale. In realtà
la mancanza di chiarezza era oggettivamente legata al tipo di iniziativa visto
che neanche ora vengono fornite indicazioni chiare e precise, ne sugli aspetti
economici, ne sulla salvaguardia ambientale: il tutto in realtà appare
piuttosto il tentativo di contrabbandare un'attività estrattiva, sotto la
forma di uno strumento di pubblica utilità, quale un'iniziativa di proiect,
prevista espressamente solo per opere pubbliche o di pubblica utilità.
Sono questi i motivi che hanno spinto a muoversi sia
dal punto di vista giurisdizionale, ma anche tecnico: l'intento fondamentale
perseguito, unitamente al Comune di Velo d'Astico e alla Comunità Montana,
è porre in essere ogni azione per contrastare la realizzazione del progetto
in argomento con tutti i mezzi e in tutte le sedi possibili, sia perciò Provincia
e Regione, ma anche il Ministero dell'Ambiente come pure l'Unione Europea,
entrambe già interessate. Vista la notevole partecipazione dei cittadini, che
ringrazia particolarmente, sottolinea come ritiene importante, al di là e
fermo rimanendo il coinvolgimento degli Enti sovra comunali, che siano proprio
i cittadini ad essere messi in condizione di esprimere la propria opinione.
Sottolinea l'importanza che sia la gente a dover decidere
della qualità della vita, tanto più per un tempo così lungo ( trenta anni
) e per una questione che tanto può incidere sulla vivibilità dell'intera
zona. Verrà data perciò voce ai cittadini attraverso le forme di autogoverno
in modo tale da permettere a tutti di esprimere la propria volontà.Gli interessi economici, la libertà imprenditoriale
non possono essere superiori ai diritti dei cittadini e alla qualità della
loro vita, che non può soggiacere agli intenti speculativi dei cavatori.
Ricorda che tutto il materiale del Consiglio è stato
messo a disposizione di chiunque sul sito internet del Comune, proprio perché,
pur muovendosi anche nelle sedi istituzionali opportune, ritiene di assoluta
importanza che tutti i cittadini siano messi in grado ed in condizione di
valutare ogni documento sull'intera questione.
Informa che ci si è avvalsi, per l'espressione del
presente parere, di unici consulenti insieme al Comune di Velo il quale ha
dato l'incarico ripartendo la spesa con il Comune di Arsiero e la Comunità
Montana.
Conseguentemente, esprime in modo fermo e preciso
parere contrario alla luce delle valutazioni che ha fatto la Giunta Comunale,
l'avv. Zampieri, legale che sta seguendo la parte giurisdizionale, il professore
Cartoni ed il prof. Brath, tecnici consulenti dell'Università di Bologna entrambi incaricati
per l'occasione. Ritiene corretto passare a leggere ciascuno dei quattro
pareri nell'ordine di presentazione, cercando di sintetizzarli, vista la loro
corposità.
Alle ore 20,50 entra il consigliere Floriana Guidotti.
I componenti del Consiglio presenti risultano 16, gli assenti 1.
Inizia la lettura del parere della Giunta Comunale,
allegato sub"A".
Segue nell'ordine il sunto del parere dell'avvocato
Zampieri, allegato sub"B", quello del prof. Carloni,
allegato
sub"C" e, a conclusione, la lettura del parere del Prof.
Brath, allegato sub"D".
Dopo di che passa a leggere il deliberato, informando
che si propone di richiedere la pubblica inchiesta.
Terminato apre il dibattito che registra i seguenti
interventi:
Chiede la parola il consigliere Martini, il
quale esordisce sottolineando come ora diventano più chiari e si svelano le
operazioni di cui da anni si parla e che vedono interessata la zona della
Frana del Brustolè.
Si è chiamati ad esprimere il parere sullo studio
prodotto dalla Società RA, che non può che essere negativo, vista la sua oggettiva
lacunosità.
Sottolinea quello che lascia più perplessi: solitamente le ricomposizioni
ambientali sono opere di interesse regionale, comunitario, a volte nazionali,
comunque di pubblica utilità, già previste nei programmi triennali di tali
Enti pubblici.
Quello che colpisce è che in questo caso l'iniziativa
è assunta da una società privata che offre di svolgere un simile intervento
e la Regione lo accetta, dando il connotato del pubblico interesse in assenza
di reali approfondimenti, e senza che ci siano le premesse per l'applicazione della
legge Merloni.
Emerge con chiarezza che non è un progetto di ricomposizione
ambientale, ma mera attività estrattiva, tanto che curiosamente è stata sottoposta
a Via. Fa notare infatti come la legge richiede tale procedura per l'apertura
di cave e la conseguente attività estrattiva e non per i progetti
di ricomposizione ambientale.
Si chiede cosa c'è sotto. I dati economici sono
fumosi, ma danno comunque l'idea delle proporzioni e dei forti interessi economici.
Si parla di una spesa di 134 milioni di euro, ricavi per 343 miliardi di lire,
di una durata dell'attività per trenta anni ( ulteriore indice che non si
può trattare di una mera ricomposizione ambientale, a conferma della reale
natura dell'attività proposta ). Fa notare come i dati riportati indicano
che si comincerà con l'estrazione di 14 milioni di quintali all'anno, perseguendo
un utile di due miliardi di lire iniziali, con un fatturato annuo stimato
di dieci miliardi di lire.
Da tutto questo emerge che senza dubbio la RA non
fa alcun favore alla nostra zona, piuttosto un'opera fatta per interesse che
rende il 20% del suo investimento.
Sottolinea che mentre tali aspetti saltano subito
agli occhi, in realtà non vengono approfonditi proprio quelli che interessano
la pubblica utilità, quali gli interventi di salvaguardia, le indagini geologiche,
gli effettivi rischi.
Si parla infatti genericamente solo di sistemazione
dei versanti togliendo 21 milioni di metri cubi, riducendo di 41 milioni di
tonnellate il materiale franoso: in realtà non c'è alcuna analisi circa gli
effetti di tale operazione, nello specifico cosa succede togliendo questo materiale degli altri
metri cubi che ci sono sopra. Si è ipotizzato che la frana sia derivata dell'erosione
del torrente Posina a livello della base, cita a tal proposito l'alluvione
del 1966, e segnala l'importanza della previsione di una regolare manutenzione, che ricorda
di aver visto eseguire negli anni successivi, mentre poi non è stata più fatta.
Fa notare che l'unico dato certo è che da 36 anni non ci sono movimenti franosi,
mentre nulla di serio esclude, a livello di ipotesi, che l'argilla presente
sotto il materiale grossolano, esistente in superficie, non slitti a seguito delle sollecitazioni
ora previste. E' fortemente probabile che se si incomincia nell'escavazione,
data la situazione, l'acqua entra nel terreno con un possibile aumento del
fenomeno franoso, causato artificialmente proprio da tali opere.
In realtà manca qualsiasi elemento certo, non ci sono
dati. Tutto ciò evidenzia il forte interesse speculativo che accompagna l'intervento
proposto.
Si augura il massimo coinvolgimento di tutti dai singoli
alle associazioni. Finora tutti i tentativi di apertura di una cava sono falliti.
In realtà ora il tentativo diventa serio, pericoloso. Le osservazioni dei
tecnici sono allarmanti.
Ai pericoli oggettivi derivanti dal delicato equilibrio
relativo al terreno franoso, poi devono essere aggiunti gli effetti devastanti
derivanti per la collettività dall'aumento dei camion e dei mezzi pesanti
che saranno necessari per portar via tutto il materiale estratto, con evidenti
problemi di viabilità e circolazione. Anche facendo conteggi grossolani emerge che per portar
via 21 mila metri cubi di materiale in trenta anni, sono necessari un milione
di camion: si passerà dalla situazione attuale dove non si transita sulla
zona della frana a circa 200 camion al giorno. Nella frana peraltro ci sono
anche gallerie e manufatti della guerra, come verranno tolti, non crede con
il martello pneumatico, ipotizza che verrà usata la dinamite.
Conseguentemente mentre oggi non si possono effettuare
attività, domani, si avranno transiti pesanti, vibrazioni, grossi problemi
di viabilità, e soprattutto vivibilità nella zona.
Questa sarà la grossa grande battaglia da condurre
fino in fondo. Esprime perciò forti contrarietà. Non bisogna chinare la testa
ne alla RA, ne alla Regione: i politici devono risolvere i problemi, non crearli,
e devono assicurare la nostra zona ed il nostro territorio da qualsiasi rischio.
Chiede la parola l'assessore Gianni Baggio,
il quale sorvola sugli aspetti più squisitamente tecnici già illustrati dal
Sindaco e contenuti nei pareri allegati. Ritiene invece di dover fare due considerazioni: la
prima storico ambientale e l'altra di carattere socio-economico.
La prima considerazione gli è stata suggerita guardando
una rappresentazione teatrale relativa alla tragedia del Vajont. Pur senza
fare facili allarmismi, non ha potuto fare a meno di notare un parallelismo
con il Monte Toc, monte franoso, che cedette causando l'onda di piena che travolse
il paese. La sua potenziale instabilità anche in quel caso era nota a tutti,
popolazioni comprese. Ogni tanto aveva qualche smottamento, ma non dava segni
di movimento. La popolazione lo sapeva e pur non costruendo abitazioni in realtà
coltivava i suoi boschi, pascolava il bestiame: crollò però quando qualcuno
cominciò a lavorare alle sue basi, l'acqua del lago artificiale salendo e
riscendendo andò a toccare il già instabile equilibrio, provocandone il crollo. Non
intende fare allarmismi, però non può fare a meno di notare come anche nel
caso del Brustolè, la Frana si è mossa nel corso dei secoli a seguito di eventi
particolari, quando qualcosa ne ha minacciato la base, richiama le alluvioni del 1996,
e prima ancora del 1882.
Fa notare come gli amministratori nel corso in particolare
degli ultimi 10 anni hanno chiesto di salvaguardare e consolidare proprio
la base della frana che guarda al Torrente, la parte che può essere erosa,
e che potenzialmente può dare origine a movimenti. Cosa ha ottenuto? Un'iniziativa
di proiect, con la quale si interviene con asporto di materiale proprio sul
punto più delicato della Frana. Le conseguenza di un evento franoso sarebbero
inimmaginabili, soprattutto e tanto più a carico del Comune di Arsiero il
cui abitato è quello più prossimo alla Frana trovandosi al di sotto della
stessa.
La seconda considerazione che compie è di carattere
socio - economico.
Fa notare come la vallata conosce bene il fenomeno dell'emigrazione
ed il dolore di abbandonare la propria terra e andare in giro per il mondo
a causa della mancanza di risorse e di occupazione. Negli ultimi
50 anni le Amministrazioni non hanno mai respinto aziende o privati che intendevano
avviare attività economiche. Le Amministrazioni hanno fatto di tutto per permettere
l'insediamento di attività produttive, anche in situazioni
precarie e non al massimo garantite, e questo nella consapevolezza della necessità
di creare occasioni di sviluppo, di impiego e di lavoro.
Anche le attività estrattive sono state implementate senza nessun problema e resistenza, tanto
che al pari di altre attività fanno oramai parte del patrimonio produttivo
dell'intera zona. Cita i Comuni vicini di Lastebasse, Pedemonte, Valdastico,
i quali pur con gli inevitabili problemi che simili attività hanno creato
per la viabilità, il rumore, l'ambiente, hanno accettato di buon grado l'apertura
di cave che risultano tuttora funzionanti.
Tutto ciò è stato tollerato e ritenuto non pregiudizievole
per l'ambiente, perché tali attività sono state viste come portatrici di benessere
per la zona. L'opposizione relativa all'iniziativa in oggetto costituisce
perciò un caso più unico che raro, e non trae origine dalla teorica mancanza
di disponibilità verso forme di libera iniziativa economica. Non è un caso
che il 99% è contrario.
Colpisce e stupisce l'insistenza dimostrata da parte
di questi imprenditori. Si chiede cosa li spinge ad andare ad investire così
tanto, come si spiega tutto questo. In realtà con il miraggio di un guadagno
favoloso, con l'affare del secolo che permette di superare tutto, di sorpassare
ogni valore.
Lo lascia esterrefatto l'aria di sufficienza e l'atteggiamento
con cui sono affrontati simili problemi; colpisce la noncuranza e l'indifferenza
dimostrata nei confronti dell'opinione della gente e dei cittadini.
Appare incredibile come il diritto pubblico ceda di
fronte al diritto privato; come si è arrivati a piegare la pubblica utilità
pur di permettere l'iniziativa in oggetto: disposti a rischiare tutto pur di fare l'affare del secolo.
Per tutti questi motivi l'Amministrazione porterà
avanti la lotta fino in fondo, in modo deciso e tenace, nelle competenti e
di e ai livelli necessari, cercando l'unità ed il coinvolgimento di tutte
le forze sociali presenti sul territorio.Sottolinea come, di fronte ad un problema di questo
genere, occorre l'unità, non possono esserci divisioni di sorta.
Sottolinea ancora l'estrema importanza che hanno le
associazioni locali, i gruppi degli alpini, dei cacciatori, della protezione
civile e dei singoli cittadini: solo così uniti, compatti si troverà la maniera
di fermare e porre fine a questa iniziativa. Fino a qualche tempo fa era la
Comunità Montana Alto Astico e Posina, alla quale va ogni apprezzamento, onore
e merito, l'unico Ente che, grazie ai suo Presidente e al Consiglio, si è
sobbarcato ed impegnato in questa lotta Ora spetta a tutti noi.
Prende la parola il consigliere Munarini, il
quale inizia il proprio intervento richiamando anche lui il fenomeno dell'alluvione
del 1996. Fa notare che, nonostante abbia cercato, in nessuna memoria si fa
cenno ad una qualche indagine conoscitiva sullo stato di fatto della situazione
dell'acqua e sul quantitativo di quella che, in relazione all'esercizio delle
centrali idroelettriche e del bacino di raccolta di Laghi, si riversò sul
torrente probabilmente tanto da causare poi l'alluvione. Risulta che non fu preso
in esame tale fenomeno.
Ritiene che questo abbia in qualche modo depistato
e non permesso la messa in sicurezza del sito e la verifica delle reali cause
della frana e permesso di inserire il territorio fra le aree a disposizione per gli inerti.
Ritiene corretto porre una serie di interrogativi.
Nel 1996 la zona risulta dichiarata ad alto rischio
ed inserita nel piano della protezione civile. In quale misura sono ora coinvolti
i Comuni di Velo ed Arsiero e in che modo gestirebbero la situazione nel caso
di evacuazione.
Si chiede inoltre se la zona continua ad essere, ancora
oggi, nel 2002 definita ad alto rischio. Si chiede se sono stati valutati
adesso tutti i dati raccolti in questi anni.
In trentasei anni la natura ha rimarginato in qualche
modo da sé la ferita: vista l'iniziativa dei cavatori viene ora da chiedere
agli Enti sovracomunali, Provincia e Regione, risposte coerenti sullo stato
delle opere pubbliche e del territorio, impegnandosi ad andare fino in fondo e ad ottenere
risposte in tali sedi.
Tutto ciò, visto che tale materiale non è poi così povero, come dichiarato.
Altra riflessione che compie riguarda il piano operativo
delle cave: intende sapere dagli enti competenti come mai non è stato adottato,
quali sono le cause ostative all'adozione. Tutto ciò perché tale piano risulta
necessario per mettere in sicurezza il sito e comunque per le richieste di apertura
cave.
Sottolinea l'importanza che le popolazioni e le associazioni
chiedano alla Regione e alla Provincia che siano tenute nel giusto conto le
necessità locali e la conservazione e la salvaguardia del territorio. Preannuncia
il Consiglio che si terrà in Provincia la prossima settimana dal quale si
aspetta delle sorprese.
Sottolinea come, mentre a tutte le domande presentate
dai cavatori si presta molta attenzione non altrettanta attenzione sembra
essere! sullo stato del territorio: si impegna in tal senso a pretendere dalla
Regione adeguate risposte.
Passa poi nello specifico del progetto, partendo dagli
obiettivi dichiarati, notando come venga affermato dalla Ra che ci sono movimenti
del fenomeno franoso, mentre in realtà i punti di misurazione mostrano che
esso è stabile. Ritiene a tal proposito essenziale che i Comuni di Velo ed Arsiero
acquisiscano la proprietà delle aree dove sono collocati quelli che si definiscono
impropriamente "pilastrini". Ciò al fine di conservarli e tenerli
sotto controllo.
Gli obiettivi dichiarati nel progetto sono ridurre
il rischio, ma francamente è sotto gli occhi di tutti che il rischio non c'è,
e riutilizzare la risorsa povera, ma che povera non è.
Continua poi con ulteriori considerazioni sul progetto
in particolare quelle relative agli impatti ambientali.
Nota come non viene effettuata alcuna analisi sull'impatto
delle polveri; nello studio idrogeologico non si chiarisce il motivo per cui
è necessario asportare tutto il materiale. Manca uno studio atto a rilevare
le condizioni di stabilità in fase di scavo e a fine lavori.
Il Sia è carente di un approfondita analisi sugli
interventi finalizzati alla corretta regimazione del Torrente Posina.
Ancora, manca una previsione della manutenzione ordinaria
e straordinaria della viabilità da programmarsi per tutta la durata del cantiere,
come pure risulta priva della documentazione di previsione di impatto acustico.
Esprime perciò la più assoluta contrarietà all'iniziativa
in corso e l'impegno totale di portare avanti nelle sedi competenti tali problematiche.
Esorta l'amministrazione a divulgare a tutti i capo
famiglia l'opuscolo che nell'occasione ha portato con se e che mostra, redatto
dalla Regione, nel quale è riportata la storia della Frana e varie interessanti
informazioni che ritiene importante che la gente conosca.
Intanto coglie l'occasione per chiedere al Sindaco
cosa intende fare dell'interrogazione, se ritiene possibile procedere in questa sede alla sua lettura.
Il Sindaco risponde richiamando quanto all'inizio
comunicato. Visto che non c'è l'unanimità dei presenti non è possibile sottoporre
al Consiglio l'interrogazione, anche perché è assente proprio uno dei firmatari
che ha diritto ad essere presente durante la risposta. Tutto ciò non comporta
il suo stralcio: verrà letta e si darà risposta al prossimo Consiglio.
Il consigliere Munarini allora annuncia che procederà a divulgare l'interrogazione sui giornali ed in televisione.
Il Sindaco, visto che tutto il materiale
è stato pubblicato su internet chiede il permesso al consigliere di pubblicare
sul sito del Comune anche questa interrogazione e la successiva risposta che
verrà data.
Il consigliere Munarini accetta.
Coglie l'occasione, richiamando la discussione contenuta nel verbale del Consiglio
del 17 ottobre, a proposito del punto riguardante la richiesta di acquisto
degli impropriamente detti "pilastrini", cosa intende fare l'Amministrazione,
se intende acquistarli, come il Comune di Velo d'Astico, se ci sono delle
novità in merito.
Dopo di ciò legge un intervento che al termine consegna
al Segretario e che si trova allegato sub"E".
In chiusura del proprio intervento ribadisce e sottolinea
la piena contrarietà all'iniziativa in argomento e dichiara il voto favorevole alla presente proposta.
Interviene il consigliere Martini evidenziando,
ad integrazione del proprio intervento, che la RA prevede un indennizzo di
21 miliardi a favore delle amministrazioni locali. Tale somma è quanto dovuto
ai Comuni nei cui tenitori vengono aperte delle cave per il materiale estratto.
Sottolinea come tale previsione concorre a costituire un ulteriore indice
che conferma la reale intenzione della RA, vale a dire aprire una cava.
Ritiene importante che la gente sia messa a corrente di ciò.
Il Sindaco preso atto che non ci sono altri
interventi ed avviando la conclusione dei lavori, prima della votazione del
punto, risponde alla domanda avanzata dal consigliere Munarini a proposito
delle stazioni di rilevamento.
Inizia la risposta ritenendo di dover intanto soprassedere
alle discutibili affermazioni finali del consigliere che nulla hanno a che
vedere con il problema attuale.
Sin dai primi anni '90 vari sono stati i tentativi
di escavazione, e di contro le richieste di fondi avanzate dalle Amministrazioni
locali per la sistemazione idraulica della zona, che poi sta alla base della
dichiarazione della stessa quale sito di interesse comunitario.
Questa Amministrazione, visto il grave problema ereditato,
ha agito da sempre con l'Amministrazione di Velo d'Astico e la Comunità Montana
in base ad azioni e strategie concordate. Si è sempre proceduto di comune
accordo, prova ne sono ad esempio alcune iniziative finora intraprese, quali
le azioni legali, e l'incarico unitario per la consulenza specifica nell'espressione
del parere in oggetto.
Si cerca, in sostanza, di porre in essere interventi
mirati, in taluni casi uguali, in altri diversi e paralleli su più fronti.
Ciò anche nel caso in cui la Regione Veneto dovesse, nonostante tutta questa
opposizione, accogliere l'intervento della RA.
In tale quadro il Comune di Velo ha deciso di acquistare
alcune aree, tra cui quelle utilizzate per la misurazione dei movimenti della
frana, al fine di interrompere le proprietà dei cavatori e contrastare la
loro attività, il tutto proprio con la motivazione del controllo sui "pilastrini".
Così come un'altra iniziativa, sempre esclusiva del Comune di Velo è l'acquisizione
dal demanio della vecchia strada militare dell'Aralta.
Con la Comunità Montana, viceversa, noi stiamo valutando
l'opportunità di presentare un progetto di sistemazione naturalistica a parco
per poter espropriare alcune aree strategiche ed interessate dall'intervento
della RA.
In tale quadro e iniziative, l'acquisto da parte nostra
delle aree di misurazione dei movimenti della frana siti sul nostro territorio,
non è strategico, anche perché non è una reale motivazione quella di mantenere
la proprietà pubblica delle stesse per garantire il mantenimento di tale funzione,
in quanto non corrono alcun pericolo, visto che la misurazione dei movimenti
della frana interessa primi fra tutti proprio ai cavatori, i quali sarebbero
gli ultimi a compiere atti volti ad impedire lo svolgimento di tale attività,
perché se ciò avvenisse proverebbe che effettivamente sono in mala fede. Mentre
per il Comune di Velo perciò ha avuto un senso l'acquisizione di tali aree,
per la loro effettiva posizione, oltre che per la motivazione relativa al controllo
dei "pilastrini", per il Comune di Arsiero non ha senso impiegare
risorse esclusivamenteper garantire la destinazione delle aree in
argomento.
In ogni caso se il consigliere ritiene invece strategico
ed importante che tali aree vengano acquisite dal Comune di
Arsiero, in fase di approvazione del Bilancio
del prossimo esercizio, può avanzare tale proposta.
Per altro esistono tutta una serie di schermaglie
procedurali di ricorsi ed opposizioni sugli espropri di tali aree, che a meno
non ci sia un'effettiva utilità strategica sconsigliano la loro acquisizione.
Chiede a questo punto se qualcun altro intende intervenire.
Visto che non ci sono altri interventi ricapitola
tutto quanto, richiama i quattro documenti allegati, così come sono stati
via via acquisiti fino alla loro attuale formulazione, e passa a leggere i
6 punti di cui si compone il presente deliberate compreso il punto relativo
alla richiesta dell'inchiesta pubblica, ai sensi dell'ari 18, comma 5 della
L.R. n.10/99.
Terminato e preso atto che non ci sono altri interventi
pone ai voti la presente proposta di delibera.
Si segnala che a dibattito chiuso, dopo la prima votazione
sotto riportata e prime della seconda votazione il consigliere Munarini
avanza proposta di richiamare una serie di delibere adottate dalla Regione
a cavallo tra gli anni '80 e '90 che riguardano investimenti che la Regione medesima ha
assunto per l'area l’ argomento e che mai nessun consulente ha citato, significative
a proposito delle non pubblica utilità.
Il Sindaco
avverte che non è più possibile
rientrare nel dibattito e nel merito del deliberato che è stato già formalmente
votato. Suggerisce però di far pervenire a protocollo quest'ultima segnalazione
come osservazione che verrà inviata unitamente a tutte quelle che dovessero
ulteriormente pervenire entro i termini alla Competente Commissione Via regionale.
Dopo di ciò si procede alla votazione dell'immediata
eseguibilità che si riporta a termine del presente verbale.
IL CONSIGLIO COMUNALE
UDITA la relazione del Sindaco ed il dibattito che ne è seguito su riportato;
RICHIAMATA LA DELIBERA
di Consiglio Comunale n. 75 del 27.12.2000 con cui
questa Comunità ha già espresso vive preoccupazioni in merito alla proposta
di proiect financing presentata dalla R.A. Ricomposizioni Ambientali SRL concernente
i "Lavori di stabilizzazione ricomposizione e tutela ambientale dell'ambito
denominato "frane del Brustolè in Comune di Velo d'Astico",
PRESO ATTO CHE:
- la Giunta Regionale con delibera G.R. Veneto n.
3404 del 27/10/2000 che comunque disposto di sottoporre alla procedura di
valutazione di impatto ambientale tale proposta di proiect financing,
- da informazioni assunte dagli Organi di Stampa locali
risulta che la società "R.A. Ricomposizioni "Ambientali S.r.l."
abbia predisposto uno studio di impatto ambientale, peraltro non comunicato, ne depositato alla scrivente
Amministrazione, se non nella forma di sunto non tecnico
CONSIDERATO CHE la realizzazione del progetto proposto dalla RA - per la mancanza di una apposita campagna geognostica anche profonda e ben distribuita essenziale per il riconoscimento puntuale delle caratteristiche geometriche idrogeologiche e composizionali dell'area interessata dalla frana – potrebbe comportare effetti destabilizzanti sulla frana con carattere di estesa diffusità de danno posto che il corpo di frana si estende su una superficie di circa 60 che per un volume stimato fino a 300 milioni di m3 (circa il doppio del volume della massa spostatesi il 04/11/1966),
VISTO:
l'art. 16 della Legge regionale 26 marzo 1999, n.
10 alla stregua del quale "Entro il termine di cinquanta giorni dalla
data di pubblicazione dell'ultimo annuncio chiunque intenda fornire elementi
conoscitivi e valutativi concernenti i possibili effetti dell'intervento medesimo
può presentare alla struttura competente pei la VIA, in forma scritta, osservazioni
sull'impianto, opera o interventi soggetto alla procedura di VIA e
l'art. 17 della Legge regionale
n. 10/99 secondo cui "1. I comuni e le province interessati,
nonché, nel caso di aree naturali protette, i relativi enti di gestioni esprimono
il parere di cui al comma 2 dell'articolo 5 del DPR 12 aprile 1996 entro sessanta
giorni dalla data della pubblicazione dell'ultimo annuncio.
In assenza di diversa formulazione statutaria degli enti, i pareri di cui al
comma 1 sono espressi dai consigli dei comuni e delle province interessati",
VISTI gli allegati sub. "A", "B", "C" e "D", e fatte proprie le valutazioni di ciascuno espresse:
RITENUTO PERTANTO CHE:
il lacunoso grado di analisi dello Studio di Impatto
Ambientale, SIA IN ORDINE ALLA STABILITA’ FUTURA DEL CORPO DI FRANA, anche
dopo l'attivazione dell’asporto del materiale
SIA IN RIFERIMENTO
ALL'ANALISI DELLA PARTE SOMMATALE, rischiano di mettere in pericolo la sicurezza
dei cittadini,
VISTO CHE:
nel progetto sottoposto alla procedura di V.I.A. mancano seri studi sulla stabilità dell'area di frana sia durante che dopo l'asporto del materiale e rinvia al progetto definitivo la soluzione dei problemi derivanti dall'inizio dell'attività estrattiva,
il progetto della RA SRL altresì prevede che i lavori di asporto devono partire dalla sommità della frana rinviando i necessari controlli e studi su movimenti di frana e sugli effetti idrogeologici a lavori di escavazione già eseguiti, in condizioni di ammessa diminuita stabilità globale e di assolute ignoranza dei processi innescati;
durante tutta la fase di cantiere la sicurezza del sito diminuisce, posto che i dati rilevati, in superficie, tramite una indagine geomeccanica hanno un significato statistico e possono essere estrapolati a maggiore profondità sole ammettendo un largo margine di incertezza, e che non risulta dimostrato che in nessun caso la sicurezza del sito risulti aumentare neppure allo stato finale dei lavori previsti nel progetto sottoposto alla procedura di VIA,
il progetto sottoposto al V.I.A. si pone in contrasto anche con direttiva del Consiglio 92/43/CEE del 21.5.1992 con il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (PTRC),
la situazione del traffico, l'accessibilità all'area nonché l'eventuale prosecuzione dell'autostrada A31-Valdastico verso nord non sono ne lo saranno in futuro in grado di assorbire i flussi di traffico pesante che verrebbero generai dall'apertura della cava. Anche in questo caso le soluzioni appena abbozzate ne progetto non forniscono risposte adeguate all'esigenza di tutela dell'ambiente e della salute delle comunità interessate dalle opere proposte;
VISTA la propria competenza ai sensi dell'ari 42 del Tuel n. 267/2000;
SENTITO il Segretario Comunale in ordine alla conformità dell'azione amministrativa alle leggi, allo Statuto ed ai Regolamenti che si persegue con i presente provvedimento il quale non solleva rilievo alcuno;
AVUTO il solo parere di regolarità tecnica a' termini dell'ari 49 - 1 ° comma – del TUEL, D.Lgs. 267/'00, espresso sulla proposta di delibera e riportato in calce alle presente, in quanto il provvedimento non comporta impegno di spesa e diminuzione di entrata;
CON la seguente VOTAZIONE
espressa legalmente nelle forme di legge:
PRESENTI N.16
FAVOREVOLI N.16
ASTENUTI N.//
CONTRARI N.//
DELIBERA
- di approvare integralmente le sopra indicate premesse nonché le valutazioni riportate negli allegati sub. "A", "B", "C" e "D", che qui sono da intendersi completamente ritrascritte;
- di esprimere parere contrario alla realizzazione del proposto progetto e al SIA realizzato dalla RA ricomposizioni ambientali.
- di chiedere alla commissione VIA di respingere per evidenti carenze e non conformità lo Studio di Impatto Ambientale, considerando, in subordine, come osservazioni al progetto proposto, quanto illustrato nelle premesse e negli allegati sub. "A" , "B", "C" e "D";
- 4. di chiedere ai sensi dell'art.18, comma 15 della L.R. n.10/99, al Presidente della Commissione Via, di disporre l'inchiesta pubblica di cui al comma 4 della medesima legge;
- di chiedere alla Regione Veneto di respingere la proposta di project in quanto carente della documentazione richiesta alla legge n. 109/1994 e ss. modifiche e non dimostra la pubblica utilità dell'intervento;
- di dichiarare con la sottoriportata votazione palese, resa legalmente nelle forme di legge, il presente provvedimento immediatamente eseguibile, per l'urgenza di provvedere.
PRESENTI N.16
FAVOREVOLI N.16
ASTENUTI N.//
CONTRARI N.//
Allegato "E" alla deliberazione "E" di C.C. n.42 del 15.11.2002
Gruppo consiliare Liga Veneta - Lega Nord Padania
Dichiarazione di voto sull'unico punto all'ordine del giorno del Consiglio Comunale del 15/11/2002
I sottoscritti consiglieri del Gruppo consiliare Liga
Veneta - Lega Nord Padania danno il voto favorevole alla mozione perché garante
dell'iniziativa, di fatto, visto l'impegno logistico ed economico è il Comune
di Velo D'Astico
Il nostro Comune rappresentato dal sindaco prò tempore,
in precedenza ha avuto un ambiguo comportamento nel contesto acqua potabile
per uso umano: come ha vinto le elezioni cavalcando la questione acqua non
vorremmo ritrovarci la frana come secondo cavallo di battaglia. E magari vederne
l'asportazione all'indomani delle elezioni.
Consiglieri
Busato Tiziano Francesco Munarini Pietro Vicentini