Comune di Arsiero deliberazione di C.C. n.42 del 15/11/2002

Parere ai sensi dell'art. 17 della L.R. N. 10/99 relativo allo S.I.A. concernente i "Lavori di stabilizzazione ricomposizione e tutela ambientale dell'ambito denominato 'FRANA DEL BRUSTOLE'".

Assiste alla seduta l’assessore esterno dr. Gianni Bortolan.

Il Sindaco prima di introdurre la presente proposta informa il Consiglio che è stata avanzata dal gruppo Lega Nord - Liga Veneta una proposta di integrazione dell'ordine del giorno avente ad oggetto un'interrogazione riguardante il presente punto, per il cui accoglimento, a norma di regolamento (art.70, comma 4), è necessaria la presenza di tutti i consiglieri in carica e l'unanimità dei voti. Poiché ritiene che sia corretto procedere, previa votazione, alla trattazione dell'interrogazione presentata, visto che al momento risultano assenti due consiglieri, propone di aspettare il loro arrivo ed intanto di iniziare la trattazione del punto all'ordine del giorno. Informa inoltre di aver acconsentito alla ripresa della presente seduta che verrà effettuata dal
Comitato costituito in difesa del "Brustolè".

Dopo di ciò introduce l'argomento, ricordando che la Ra Ricomposizione Ambientale sri, dopo aver presentato la proposta di proiect, ha provveduto alla redazione dello studio di impatto ambientale, il cui sunto non tecnico è stato depositato presso il nostro Ente.
Richiama brevemente l'iter previsto dalla legge regionale n. 10/1999, citando gli arti 16 e 17.
Sottolinea l'estrema importanza che ha per il Comune di Arsiero la problematica in argomento visto che l'abitato di Arsiero è quello più vicino e prossimo alla zona oggetto dell'intervento. Per questi motivi con il presente atto si intendono esprimere non solo delle osservazioni, ma anche il parere previsto dall'ari. 17 della legge regionale da parte dei Comuni interessati all'intervento e richiedere al Presidente della Commissione Via l'inchiesta pubblica, ai sensi dell'ari 18, comma 5 della L.R. n.10/99.
Ricorda che il progetto è stato presentato ai cittadini il 18 ottobre nella sala del ristorante Mille Pini di Velo. In tale occasione ricorda di essere rimasto colpito dalla vacuità dei contenuti del progetto, pensando che tali contenuti fossero contenuti nello studio di impatto ambientale. In realtà la mancanza di chiarezza era oggettivamente legata al tipo di iniziativa visto che neanche ora vengono fornite indicazioni chiare e precise, ne sugli aspetti economici, ne sulla salvaguardia ambientale: il tutto in realtà appare piuttosto il tentativo di contrabbandare un'attività estrattiva, sotto la forma di uno strumento di pubblica utilità, quale un'iniziativa di proiect, prevista espressamente solo per opere pubbliche o di pubblica utilità.
Sono questi i motivi che hanno spinto a muoversi sia dal punto di vista giurisdizionale, ma anche tecnico: l'intento fondamentale perseguito, unitamente al Comune di Velo d'Astico e alla Comunità Montana, è porre in essere ogni azione per contrastare la realizzazione del progetto in argomento con tutti i mezzi e in tutte le sedi possibili, sia perciò Provincia e Regione, ma anche il Ministero dell'Ambiente come pure l'Unione Europea, entrambe già interessate. Vista la notevole partecipazione dei cittadini, che ringrazia particolarmente, sottolinea come ritiene importante, al di là e fermo rimanendo il coinvolgimento degli Enti sovra comunali, che siano proprio i cittadini ad essere messi in condizione di esprimere la propria opinione.
Sottolinea l'importanza che sia la gente a dover decidere della qualità della vita, tanto più per un tempo così lungo ( trenta anni ) e per una questione che tanto può incidere sulla vivibilità dell'intera zona. Verrà data perciò voce ai cittadini attraverso le forme di autogoverno in modo tale da permettere a tutti di esprimere la propria volontà.Gli interessi economici, la libertà imprenditoriale non possono essere superiori ai diritti dei cittadini e alla qualità della loro vita, che non può soggiacere agli intenti speculativi dei cavatori.
Ricorda che tutto il materiale del Consiglio è stato messo a disposizione di chiunque sul sito internet del Comune, proprio perché, pur muovendosi anche nelle sedi istituzionali opportune, ritiene di assoluta importanza che tutti i cittadini siano messi in grado ed in condizione di valutare ogni documento sull'intera questione.
Informa che ci si è avvalsi, per l'espressione del presente parere, di unici consulenti insieme al Comune di Velo il quale ha dato l'incarico ripartendo la spesa con il Comune di Arsiero e la Comunità Montana.
Conseguentemente, esprime in modo fermo e preciso parere contrario alla luce delle valutazioni che ha fatto la Giunta Comunale, l'avv. Zampieri, legale che sta seguendo la parte giurisdizionale, il professore Cartoni ed il prof. Brath, tecnici consulenti dell'Università di Bologna entrambi incaricati per l'occasione. Ritiene corretto passare a leggere ciascuno dei quattro pareri nell'ordine di presentazione, cercando di sintetizzarli, vista la loro corposità.
Alle ore 20,50 entra il consigliere Floriana Guidotti. I componenti del Consiglio presenti risultano 16, gli assenti 1.
Inizia la lettura del parere della Giunta Comunale, allegato sub"A".
Segue nell'ordine il sunto del parere dell'avvocato Zampieri, allegato sub"B", quello del prof. Carloni, allegato sub"C" e, a conclusione, la lettura del parere del Prof. Brath, allegato sub"D".
Dopo di che passa a leggere il deliberato, informando che si propone di richiedere la pubblica inchiesta.
Terminato apre il dibattito che registra i seguenti interventi:

Chiede la parola il consigliere Martini, il quale esordisce sottolineando come ora diventano più chiari e si svelano le operazioni di cui da anni si parla e che vedono interessata la zona della Frana del Brustolè.
Si è chiamati ad esprimere il parere sullo studio prodotto dalla Società RA, che non può che essere negativo, vista la sua oggettiva lacunosità.
Sottolinea quello che lascia più perplessi: solitamente le ricomposizioni ambientali sono opere di interesse regionale, comunitario, a volte nazionali, comunque di pubblica utilità, già previste nei programmi triennali di tali Enti pubblici.
Quello che colpisce è che in questo caso l'iniziativa è assunta da una società privata che offre di svolgere un simile intervento e la Regione lo accetta, dando il connotato del pubblico interesse in assenza di reali approfondimenti, e senza che ci siano le premesse per l'applicazione della legge Merloni.
Emerge con chiarezza che non è un progetto di ricomposizione ambientale, ma mera attività estrattiva, tanto che curiosamente è stata sottoposta a Via. Fa notare infatti come la legge richiede tale procedura per l'apertura di cave e la conseguente attività estrattiva e non per i progetti di ricomposizione ambientale.
Si chiede cosa c'è sotto. I dati economici sono fumosi, ma danno comunque l'idea delle proporzioni e dei forti interessi economici. Si parla di una spesa di 134 milioni di euro, ricavi per 343 miliardi di lire, di una durata dell'attività per trenta anni ( ulteriore indice che non si può trattare di una mera ricomposizione ambientale, a conferma della reale natura dell'attività proposta ). Fa notare come i dati riportati indicano che si comincerà con l'estrazione di 14 milioni di quintali all'anno, perseguendo un utile di due miliardi di lire iniziali, con un fatturato annuo stimato di dieci miliardi di lire.
Da tutto questo emerge che senza dubbio la RA non fa alcun favore alla nostra zona, piuttosto un'opera fatta per interesse che rende il 20% del suo investimento.
Sottolinea che mentre tali aspetti saltano subito agli occhi, in realtà non vengono approfonditi proprio quelli che interessano la pubblica utilità, quali gli interventi di salvaguardia, le indagini geologiche, gli effettivi rischi.
Si parla infatti genericamente solo di sistemazione dei versanti togliendo 21 milioni di metri cubi, riducendo di 41 milioni di tonnellate il materiale franoso: in realtà non c'è alcuna analisi circa gli effetti di tale operazione, nello specifico cosa succede togliendo questo materiale degli altri metri cubi che ci sono sopra. Si è ipotizzato che la frana sia derivata dell'erosione del torrente Posina a livello della base, cita a tal proposito l'alluvione del 1966, e segnala l'importanza della previsione di una regolare manutenzione, che ricorda di aver visto eseguire negli anni successivi, mentre poi non è stata più fatta. Fa notare che l'unico dato certo è che da 36 anni non ci sono movimenti franosi, mentre nulla di serio esclude, a livello di ipotesi, che l'argilla presente sotto il materiale grossolano, esistente in superficie, non slitti a seguito delle sollecitazioni ora previste. E' fortemente probabile che se si incomincia nell'escavazione, data la situazione, l'acqua entra nel terreno con un possibile aumento del fenomeno franoso, causato artificialmente proprio da tali opere.
In realtà manca qualsiasi elemento certo, non ci sono dati. Tutto ciò evidenzia il forte interesse speculativo che accompagna l'intervento proposto.
Si augura il massimo coinvolgimento di tutti dai singoli alle associazioni. Finora tutti i tentativi di apertura di una cava sono falliti. In realtà ora il tentativo diventa serio, pericoloso. Le osservazioni dei tecnici sono allarmanti.
Ai pericoli oggettivi derivanti dal delicato equilibrio relativo al terreno franoso, poi devono essere aggiunti gli effetti devastanti derivanti per la collettività dall'aumento dei camion e dei mezzi pesanti che saranno necessari per portar via tutto il materiale estratto, con evidenti problemi di viabilità e circolazione. Anche facendo conteggi grossolani emerge che per portar via 21 mila metri cubi di materiale in trenta anni, sono necessari un milione di camion: si passerà dalla situazione attuale dove non si transita sulla zona della frana a circa 200 camion al giorno. Nella frana peraltro ci sono anche gallerie e manufatti della guerra, come verranno tolti, non crede con il martello pneumatico, ipotizza che verrà usata la dinamite.
Conseguentemente mentre oggi non si possono effettuare attività, domani, si avranno transiti pesanti, vibrazioni, grossi problemi di viabilità, e soprattutto vivibilità nella zona.
Questa sarà la grossa grande battaglia da condurre fino in fondo. Esprime perciò forti contrarietà. Non bisogna chinare la testa ne alla RA, ne alla Regione: i politici devono risolvere i problemi, non crearli, e devono assicurare la nostra zona ed il nostro territorio da qualsiasi rischio.

Chiede la parola l'assessore Gianni Baggio, il quale sorvola sugli aspetti più squisitamente tecnici già illustrati dal Sindaco e contenuti nei pareri allegati. Ritiene invece di dover fare due considerazioni: la prima storico ambientale e l'altra di carattere socio-economico.
La prima considerazione gli è stata suggerita guardando una rappresentazione teatrale relativa alla tragedia del Vajont. Pur senza fare facili allarmismi, non ha potuto fare a meno di notare un parallelismo con il Monte Toc, monte franoso, che cedette causando l'onda di piena che travolse il paese. La sua potenziale instabilità anche in quel caso era nota a tutti, popolazioni comprese. Ogni tanto aveva qualche smottamento, ma non dava segni di movimento. La popolazione lo sapeva e pur non costruendo abitazioni in realtà coltivava i suoi boschi, pascolava il bestiame: crollò però quando qualcuno cominciò a lavorare alle sue basi, l'acqua del lago artificiale salendo e riscendendo andò a toccare il già instabile equilibrio, provocandone il crollo. Non intende fare allarmismi, però non può fare a meno di notare come anche nel caso del Brustolè, la Frana si è mossa nel corso dei secoli a seguito di eventi particolari, quando qualcosa ne ha minacciato la base, richiama le alluvioni del 1996, e prima ancora del 1882.
Fa notare come gli amministratori nel corso in particolare degli ultimi 10 anni hanno chiesto di salvaguardare e consolidare proprio la base della frana che guarda al Torrente, la parte che può essere erosa, e che potenzialmente può dare origine a movimenti. Cosa ha ottenuto? Un'iniziativa di proiect, con la quale si interviene con asporto di materiale proprio sul punto più delicato della Frana. Le conseguenza di un evento franoso sarebbero inimmaginabili, soprattutto e tanto più a carico del Comune di Arsiero il cui abitato è quello più prossimo alla Frana trovandosi al di sotto della stessa.
La seconda considerazione che compie è di carattere socio - economico.
Fa notare come la vallata conosce bene il fenomeno dell'emigrazione ed il dolore di abbandonare la propria terra e andare in giro per il mondo a causa della mancanza di risorse e di occupazione. Negli ultimi 50 anni le Amministrazioni non hanno mai respinto aziende o privati che intendevano avviare attività economiche. Le Amministrazioni hanno fatto di tutto per permettere l'insediamento di attività produttive, anche in situazioni precarie e non al massimo garantite, e questo nella consapevolezza della necessità di creare occasioni di sviluppo, di impiego e di lavoro.
Anche le attività estrattive sono state implementate senza nessun problema e resistenza, tanto che al pari di altre attività fanno oramai parte del patrimonio produttivo dell'intera zona. Cita i Comuni vicini di Lastebasse, Pedemonte, Valdastico, i quali pur con gli inevitabili problemi che simili attività hanno creato per la viabilità, il rumore, l'ambiente, hanno accettato di buon grado l'apertura di cave che risultano tuttora funzionanti.
Tutto ciò è stato tollerato e ritenuto non pregiudizievole per l'ambiente, perché tali attività sono state viste come portatrici di benessere per la zona. L'opposizione relativa all'iniziativa in oggetto costituisce perciò un caso più unico che raro, e non trae origine dalla teorica mancanza di disponibilità verso forme di libera iniziativa economica. Non è un caso che il 99% è contrario.
Colpisce e stupisce l'insistenza dimostrata da parte di questi imprenditori. Si chiede cosa li spinge ad andare ad investire così tanto, come si spiega tutto questo. In realtà con il miraggio di un guadagno favoloso, con l'affare del secolo che permette di superare tutto, di sorpassare ogni valore.
Lo lascia esterrefatto l'aria di sufficienza e l'atteggiamento con cui sono affrontati simili problemi; colpisce la noncuranza e l'indifferenza dimostrata nei confronti dell'opinione della gente e dei cittadini.
Appare incredibile come il diritto pubblico ceda di fronte al diritto privato; come si è arrivati a piegare la pubblica utilità pur di permettere l'iniziativa in oggetto: disposti a rischiare tutto pur di fare l'affare del secolo.
Per tutti questi motivi l'Amministrazione porterà avanti la lotta fino in fondo, in modo deciso e tenace, nelle competenti e di e ai livelli necessari, cercando l'unità ed il coinvolgimento di tutte le forze sociali presenti sul territorio.Sottolinea come, di fronte ad un problema di questo genere, occorre l'unità, non possono esserci divisioni di sorta.
Sottolinea ancora l'estrema importanza che hanno le associazioni locali, i gruppi degli alpini, dei cacciatori, della protezione civile e dei singoli cittadini: solo così uniti, compatti si troverà la maniera di fermare e porre fine a questa iniziativa. Fino a qualche tempo fa era la Comunità Montana Alto Astico e Posina, alla quale va ogni apprezzamento, onore e merito, l'unico Ente che, grazie ai suo Presidente e al Consiglio, si è sobbarcato ed impegnato in questa lotta Ora spetta a tutti noi.

Prende la parola il consigliere Munarini, il quale inizia il proprio intervento richiamando anche lui il fenomeno dell'alluvione del 1996. Fa notare che, nonostante abbia cercato, in nessuna memoria si fa cenno ad una qualche indagine conoscitiva sullo stato di fatto della situazione dell'acqua e sul quantitativo di quella che, in relazione all'esercizio delle centrali idroelettriche e del bacino di raccolta di Laghi, si riversò sul torrente probabilmente tanto da causare poi l'alluvione. Risulta che non fu preso in esame tale fenomeno.
Ritiene che questo abbia in qualche modo depistato e non permesso la messa in sicurezza del sito e la verifica delle reali cause della frana e permesso di inserire il territorio fra le aree a disposizione per gli inerti.
Ritiene corretto porre una serie di interrogativi.
Nel 1996 la zona risulta dichiarata ad alto rischio ed inserita nel piano della protezione civile. In quale misura sono ora coinvolti i Comuni di Velo ed Arsiero e in che modo gestirebbero la situazione nel caso di evacuazione.
Si chiede inoltre se la zona continua ad essere, ancora oggi, nel 2002 definita ad alto rischio. Si chiede se sono stati valutati adesso tutti i dati raccolti in questi anni.
In trentasei anni la natura ha rimarginato in qualche modo da sé la ferita: vista l'iniziativa dei cavatori viene ora da chiedere agli Enti sovracomunali, Provincia e Regione, risposte coerenti sullo stato delle opere pubbliche e del territorio, impegnandosi ad andare fino in fondo e ad ottenere risposte in tali sedi.
Tutto ciò, visto che tale materiale non è poi così povero, come dichiarato.
Altra riflessione che compie riguarda il piano operativo delle cave: intende sapere dagli enti competenti come mai non è stato adottato, quali sono le cause ostative all'adozione. Tutto ciò perché tale piano risulta necessario per mettere in sicurezza il sito e comunque per le richieste di apertura cave.
Sottolinea l'importanza che le popolazioni e le associazioni chiedano alla Regione e alla Provincia che siano tenute nel giusto conto le necessità locali e la conservazione e la salvaguardia del territorio. Preannuncia il Consiglio che si terrà in Provincia la prossima settimana dal quale si aspetta delle sorprese.
Sottolinea come, mentre a tutte le domande presentate dai cavatori si presta molta attenzione non altrettanta attenzione sembra essere! sullo stato del territorio: si impegna in tal senso a pretendere dalla Regione adeguate risposte.
Passa poi nello specifico del progetto, partendo dagli obiettivi dichiarati, notando come venga affermato dalla Ra che ci sono movimenti del fenomeno franoso, mentre in realtà i punti di misurazione mostrano che esso è stabile. Ritiene a tal proposito essenziale che i Comuni di Velo ed Arsiero acquisiscano la proprietà delle aree dove sono collocati quelli che si definiscono impropriamente "pilastrini". Ciò al fine di conservarli e tenerli sotto controllo.
Gli obiettivi dichiarati nel progetto sono ridurre il rischio, ma francamente è sotto gli occhi di tutti che il rischio non c'è, e riutilizzare la risorsa povera, ma che povera non è.
Continua poi con ulteriori considerazioni sul progetto in particolare quelle relative agli impatti ambientali.
Nota come non viene effettuata alcuna analisi sull'impatto delle polveri; nello studio idrogeologico non si chiarisce il motivo per cui è necessario asportare tutto il materiale. Manca uno studio atto a rilevare le condizioni di stabilità in fase di scavo e a fine lavori.
Il Sia è carente di un approfondita analisi sugli interventi finalizzati alla corretta regimazione del Torrente Posina.
Ancora, manca una previsione della manutenzione ordinaria e straordinaria della viabilità da programmarsi per tutta la durata del cantiere, come pure risulta priva della documentazione di previsione di impatto acustico.
Esprime perciò la più assoluta contrarietà all'iniziativa in corso e l'impegno totale di portare avanti nelle sedi competenti tali problematiche.
Esorta l'amministrazione a divulgare a tutti i capo famiglia l'opuscolo che nell'occasione ha portato con se e che mostra, redatto dalla Regione, nel quale è riportata la storia della Frana e varie interessanti informazioni che ritiene importante che la gente conosca.
Intanto coglie l'occasione per chiedere al Sindaco cosa intende fare dell'interrogazione, se ritiene possibile procedere in questa sede alla sua lettura.

Il Sindaco risponde richiamando quanto all'inizio comunicato. Visto che non c'è l'unanimità dei presenti non è possibile sottoporre al Consiglio l'interrogazione, anche perché è assente proprio uno dei firmatari che ha diritto ad essere presente durante la risposta. Tutto ciò non comporta il suo stralcio: verrà letta e si darà risposta al prossimo Consiglio.

Il consigliere Munarini allora annuncia che procederà a divulgare l'interrogazione sui giornali ed in televisione.

Il Sindaco, visto che tutto il materiale è stato pubblicato su internet chiede il permesso al consigliere di pubblicare sul sito del Comune anche questa interrogazione e la successiva risposta che verrà data.

Il consigliere Munarini accetta. Coglie l'occasione, richiamando la discussione contenuta nel verbale del Consiglio del 17 ottobre, a proposito del punto riguardante la richiesta di acquisto degli impropriamente detti "pilastrini", cosa intende fare l'Amministrazione, se intende acquistarli, come il Comune di Velo d'Astico, se ci sono delle novità in merito.
Dopo di ciò legge un intervento che al termine consegna al Segretario e che si trova allegato sub"E".

In chiusura del proprio intervento ribadisce e sottolinea la piena contrarietà all'iniziativa in argomento e dichiara il voto favorevole alla presente proposta.

Interviene il consigliere Martini evidenziando, ad integrazione del proprio intervento, che la RA prevede un indennizzo di 21 miliardi a favore delle amministrazioni locali. Tale somma è quanto dovuto ai Comuni nei cui tenitori vengono aperte delle cave per il materiale estratto. Sottolinea come tale previsione concorre a costituire un ulteriore indice che conferma la reale intenzione della RA, vale a dire aprire una cava.
Ritiene importante che la gente sia messa a corrente di ciò.

Il Sindaco preso atto che non ci sono altri interventi ed avviando la conclusione dei lavori, prima della votazione del punto, risponde alla domanda avanzata dal consigliere Munarini a proposito delle stazioni di rilevamento.
Inizia la risposta ritenendo di dover intanto soprassedere alle discutibili affermazioni finali del consigliere che nulla hanno a che vedere con il problema attuale.
Sin dai primi anni '90 vari sono stati i tentativi di escavazione, e di contro le richieste di fondi avanzate dalle Amministrazioni locali per la sistemazione idraulica della zona, che poi sta alla base della dichiarazione della stessa quale sito di interesse comunitario.
Questa Amministrazione, visto il grave problema ereditato, ha agito da sempre con l'Amministrazione di Velo d'Astico e la Comunità Montana in base ad azioni e strategie concordate. Si è sempre proceduto di comune accordo, prova ne sono ad esempio alcune iniziative finora intraprese, quali le azioni legali, e l'incarico unitario per la consulenza specifica nell'espressione del parere in oggetto.
Si cerca, in sostanza, di porre in essere interventi mirati, in taluni casi uguali, in altri diversi e paralleli su più fronti. Ciò anche nel caso in cui la Regione Veneto dovesse, nonostante tutta questa opposizione, accogliere l'intervento della RA.
In tale quadro il Comune di Velo ha deciso di acquistare alcune aree, tra cui quelle utilizzate per la misurazione dei movimenti della frana, al fine di interrompere le proprietà dei cavatori e contrastare la loro attività, il tutto proprio con la motivazione del controllo sui "pilastrini". Così come un'altra iniziativa, sempre esclusiva del Comune di Velo è l'acquisizione dal demanio della vecchia strada militare dell'Aralta.
Con la Comunità Montana, viceversa, noi stiamo valutando l'opportunità di presentare un progetto di sistemazione naturalistica a parco per poter espropriare alcune aree strategiche ed interessate dall'intervento della RA.
In tale quadro e iniziative, l'acquisto da parte nostra delle aree di misurazione dei movimenti della frana siti sul nostro territorio, non è strategico, anche perché non è una reale motivazione quella di mantenere la proprietà pubblica delle stesse per garantire il mantenimento di tale funzione, in quanto non corrono alcun pericolo, visto che la misurazione dei movimenti della frana interessa primi fra tutti proprio ai cavatori, i quali sarebbero gli ultimi a compiere atti volti ad impedire lo svolgimento di tale attività, perché se ciò avvenisse proverebbe che effettivamente sono in mala fede. Mentre per il Comune di Velo perciò ha avuto un senso l'acquisizione di tali aree, per la loro effettiva posizione, oltre che per la motivazione relativa al controllo dei "pilastrini", per il Comune di Arsiero non ha senso impiegare risorse esclusivamenteper garantire la destinazione delle aree in argomento.
In ogni caso se il consigliere ritiene invece strategico ed importante che tali aree vengano acquisite dal Comune di Arsiero, in fase di approvazione del Bilancio del prossimo esercizio, può avanzare tale proposta.
Per altro esistono tutta una serie di schermaglie procedurali di ricorsi ed opposizioni sugli espropri di tali aree, che a meno non ci sia un'effettiva utilità strategica sconsigliano la loro acquisizione.

Chiede a questo punto se qualcun altro intende intervenire. Visto che non ci sono altri interventi ricapitola tutto quanto, richiama i quattro documenti allegati, così come sono stati via via acquisiti fino alla loro attuale formulazione, e passa a leggere i 6 punti di cui si compone il presente deliberate compreso il punto relativo alla richiesta dell'inchiesta pubblica, ai sensi dell'ari 18, comma 5 della L.R. n.10/99.
Terminato e preso atto che non ci sono altri interventi pone ai voti la presente proposta di delibera.
Si segnala che a dibattito chiuso, dopo la prima votazione sotto riportata e prime della seconda votazione il consigliere Munarini avanza proposta di richiamare una serie di delibere adottate dalla Regione a cavallo tra gli anni '80 e '90 che riguardano investimenti che la Regione medesima ha assunto per l'area l’ argomento e che mai nessun consulente ha citato, significative a proposito delle non pubblica utilità.
Il Sindaco avverte che non è più possibile rientrare nel dibattito e nel merito del deliberato che è stato già formalmente votato. Suggerisce però di far pervenire a protocollo quest'ultima segnalazione come osservazione che verrà inviata unitamente a tutte quelle che dovessero ulteriormente pervenire entro i termini alla Competente Commissione Via regionale.
Dopo di ciò si procede alla votazione dell'immediata eseguibilità che si riporta a termine del presente verbale.

IL CONSIGLIO COMUNALE

UDITA la relazione del Sindaco ed il dibattito che ne è seguito su riportato;

RICHIAMATA LA DELIBERA
di Consiglio Comunale n. 75 del 27.12.2000 con cui questa Comunità ha già espresso vive preoccupazioni in merito alla proposta di proiect financing presentata dalla R.A. Ricomposizioni Ambientali SRL concernente i "Lavori di stabilizzazione ricomposizione e tutela ambientale dell'ambito denominato "frane del Brustolè in Comune di Velo d'Astico",

PRESO ATTO CHE:
- la Giunta Regionale con delibera G.R. Veneto n. 3404 del 27/10/2000 che comunque disposto di sottoporre alla procedura di valutazione di impatto ambientale tale proposta di proiect financing,
- da informazioni assunte dagli Organi di Stampa locali risulta che la società "R.A. Ricomposizioni "Ambientali S.r.l." abbia predisposto uno studio di impatto ambientale, peraltro non comunicato, ne depositato alla scrivente Amministrazione, se non nella forma di sunto non tecnico

CONSIDERATO CHE la realizzazione del progetto proposto dalla RA - per la mancanza di una apposita campagna geognostica anche profonda e ben distribuita essenziale per il riconoscimento puntuale delle caratteristiche geometriche idrogeologiche e composizionali dell'area interessata dalla frana – potrebbe comportare effetti destabilizzanti sulla frana con carattere di estesa diffusità de danno posto che il corpo di frana si estende su una superficie di circa 60 che per un volume stimato fino a 300 milioni di m3 (circa il doppio del volume della massa spostatesi il 04/11/1966),

VISTO:
l'art. 16 della Legge regionale 26 marzo 1999, n. 10 alla stregua del quale "Entro il termine di cinquanta giorni dalla data di pubblicazione dell'ultimo annuncio chiunque intenda fornire elementi conoscitivi e valutativi concernenti i possibili effetti dell'intervento medesimo può presentare alla struttura competente pei la VIA, in forma scritta, osservazioni sull'impianto, opera o interventi soggetto alla procedura di VIA e
l'art. 17 della Legge regionale n. 10/99 secondo cui "1. I comuni e le province interessati, nonché, nel caso di aree naturali protette, i relativi enti di gestioni esprimono il parere di cui al comma 2 dell'articolo 5 del DPR 12 aprile 1996 entro sessanta giorni dalla data della pubblicazione dell'ultimo annuncio. In assenza di diversa formulazione statutaria degli enti, i pareri di cui al comma 1 sono espressi dai consigli dei comuni e delle province interessati",

VISTI gli allegati sub. "A", "B", "C" e "D", e fatte proprie le valutazioni di ciascuno espresse:

RITENUTO PERTANTO CHE:
il lacunoso grado di analisi dello Studio di Impatto Ambientale, SIA IN ORDINE ALLA STABILITA’ FUTURA DEL CORPO DI FRANA,
anche dopo l'attivazione dell’asporto del materiale SIA IN RIFERIMENTO ALL'ANALISI DELLA PARTE SOMMATALE, rischiano di mettere in pericolo la sicurezza dei cittadini,

VISTO CHE:

  • nel progetto sottoposto alla procedura di V.I.A. mancano seri studi sulla stabilità dell'area di frana sia durante che dopo l'asporto del materiale e rinvia al progetto definitivo la soluzione dei problemi derivanti dall'inizio dell'attività estrattiva,

  • il progetto della RA SRL altresì prevede che i lavori di asporto devono partire dalla sommità della frana rinviando i necessari controlli e studi su movimenti di frana e sugli effetti idrogeologici a lavori di escavazione già eseguiti, in condizioni di ammessa diminuita stabilità globale e di assolute ignoranza dei processi innescati;

  • durante tutta la fase di cantiere la sicurezza del sito diminuisce, posto che i dati rilevati, in superficie, tramite una indagine geomeccanica hanno un significato statistico e possono essere estrapolati a maggiore profondità sole ammettendo un largo margine di incertezza, e che non risulta dimostrato che in nessun caso la sicurezza del sito risulti aumentare neppure allo stato finale dei lavori previsti nel progetto sottoposto alla procedura di VIA,

  • il progetto sottoposto al V.I.A. si pone in contrasto anche con direttiva del Consiglio 92/43/CEE del 21.5.1992 con il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (PTRC),

  • la situazione del traffico, l'accessibilità all'area nonché l'eventuale prosecuzione dell'autostrada A31-Valdastico verso nord non sono ne lo saranno in futuro in grado di assorbire i flussi di traffico pesante che verrebbero generai dall'apertura della cava. Anche in questo caso le soluzioni appena abbozzate ne progetto non forniscono risposte adeguate all'esigenza di tutela dell'ambiente e della salute delle comunità interessate dalle opere proposte;

VISTA la propria competenza ai sensi dell'ari 42 del Tuel n. 267/2000;

SENTITO il Segretario Comunale in ordine alla conformità dell'azione amministrativa alle leggi, allo Statuto ed ai Regolamenti che si persegue con i presente provvedimento il quale non solleva rilievo alcuno;

AVUTO il solo parere di regolarità tecnica a' termini dell'ari 49 - 1 ° comma – del TUEL, D.Lgs. 267/'00, espresso sulla proposta di delibera e riportato in calce alle presente, in quanto il provvedimento non comporta impegno di spesa e diminuzione di entrata;

CON la seguente VOTAZIONE espressa legalmente nelle forme di legge:
PRESENTI N.16
FAVOREVOLI N.16
ASTENUTI N.//
CONTRARI N.//


DELIBERA

  1. di approvare integralmente le sopra indicate premesse nonché le valutazioni riportate negli allegati sub. "A", "B", "C" e "D", che qui sono da intendersi completamente ritrascritte;
  2. di esprimere parere contrario alla realizzazione del proposto progetto e al SIA realizzato dalla RA ricomposizioni ambientali.
  3. di chiedere alla commissione VIA di respingere per evidenti carenze e non conformità lo Studio di Impatto Ambientale, considerando, in subordine, come osservazioni al progetto proposto, quanto illustrato nelle premesse e negli allegati sub. "A" , "B", "C" e "D";
  4. 4. di chiedere ai sensi dell'art.18, comma 15 della L.R. n.10/99, al Presidente della Commissione Via, di disporre l'inchiesta pubblica di cui al comma 4 della medesima legge;
  5. di chiedere alla Regione Veneto di respingere la proposta di project in quanto carente della documentazione richiesta   alla legge n. 109/1994 e ss. modifiche e non dimostra la pubblica utilità dell'intervento;
  6. di dichiarare con la sottoriportata votazione palese, resa legalmente nelle forme di legge, il presente provvedimento immediatamente eseguibile, per l'urgenza di provvedere.

PRESENTI N.16
FAVOREVOLI N.16
ASTENUTI N.//
CONTRARI N.//




Allegato "E" alla deliberazione "E" di C.C. n.42 del 15.11.2002

Gruppo consiliare Liga Veneta - Lega Nord Padania

Dichiarazione di voto sull'unico punto all'ordine del giorno del Consiglio Comunale del 15/11/2002

I sottoscritti consiglieri del Gruppo consiliare Liga Veneta - Lega Nord Padania danno il voto favorevole alla mozione perché garante dell'iniziativa, di fatto, visto l'impegno logistico ed economico è il Comune di Velo D'Astico

Il nostro Comune rappresentato dal sindaco prò tempore, in precedenza ha avuto un ambiguo comportamento nel contesto acqua potabile per uso umano: come ha vinto le elezioni cavalcando la questione acqua non vorremmo ritrovarci la frana come secondo cavallo di battaglia. E magari vederne l'asportazione all'indomani delle elezioni.

Consiglieri

Busato Tiziano Francesco Munarini Pietro Vicentini




Comune di Arsiero



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