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Lettera
del Comitato alla Commissione V.I.A.
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OGGETTO:
Lavori di stabilizzazione ricomposizione e tutela ambientale dell'ambito
Osservazioni allo Studio
di Impatto Ambientale presentato dalla R.A. Ricomposizioni
Il sottoscritto Comitato Popolare, si è costituito a seguito della presentazione pubblica dello studio di impatto ambientale avvenuta in Velo d'Astico il 18 ottobre 2002.
Tale studio è relativo al progetto di stabilizzazione ricomposizione e tutela ambientale della frana del Brustolè proposto, da parte della Ditta R.A. Ricomposizioni Ambientali srI. alla Regione Veneto secondo la procedura del project financing.
La normativa di cui alla legge regionale n. 10/99 prevede che lo Studio di Impatto Ambientale debba seguire un determinato iter per la sua approvazione ed uno dei vari passaggi è appunto quello della presentazione in pubblico.
È
evidente che se la procedura prevede tale passaggio lo spirito stesso della
legge è quello di rendere quanto più ampia la conoscenza e la partecipazione
popolare del progetto e dello Studio in esame.
Ebbene,
l'arch. Pluti. in qualità di tecnico coordinatore del Gruppo di lavoro che
ha redatto lo Studio di Impatto Ambientale ed il progetto preliminare, nella
serata del 18 ottobre scorso ha "tentato" di presentare lo Studio
di Impatto Ambientale.
L'imprecisione,
la superficialità, l'incompletezza e la fumosità che ne è risultata dalla
presentazione dello studio, come ampiamente documentato dalle riprese video
e dalle testimonianze della assemblea intervenuta, non sono certamente imputabili
alla incapacità del tecnico incaricato quanto piuttosto ad una grave incompleta
e ridicola elaborazione dello stesso studio.
Dopo
una presentazione veramente penosa, nessuna, nemmeno una. delle richieste
dì spiegazioni e chiarimenti da parte degli intervenuti all'assemblea ha trovato
risposta.
Ma
una risposta alle preoccupazioni ed agli interrogativi delle persone che vivono
nella valle non è arrivata semplicemente perché la consistenza e la qualità
del progetto e dello studio prodotto dalla R.A. sono a dir poco ridicole in
considerazione agli impatti che potrebbe scatenare l'avvio di tale progetto.
Si evidenziano
alcuni degli aspetti controversi dello studio presentato:
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nella descrizione dell'evento
del 1966 sembra che la frana si sia attivata da sola e abbia invaso il letto
del torrente Posina determinando l'alluvione, mentre è vero il contrario e
cioè che l'erosione al piede della frana da parte del torrente ha determinato
lo scivolamento della frana stessa (pag. 2 della premessa alla relazione);
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si afferma che la frana
"continua" a presentare pericolosi segnali di movimento ma non è
indicato entità, come, quando e da chi sono stati rilevati tali movimenti
(pag. 3 della premessa). L'unico dato. assolutamente certo, è rappresentato
invece dalla campagna di rilevamento topografico del Distart di Bologna che
avviato dal 1997 (ultimi dati disponibili sono del giugno 2002) ha dimostrato
che la frana "è ferma";
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L'area della frana del
Brustolè è area SIC (Sito di Interesse Comunitario) e quindi obbligatoriamente
soggetta alla Valutazione prevista dalla vigente normativa;
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E' area sottoposta a
vincolo forestale idrogeologico ed a vincolo ambientale e paesaggistico
quale area boscata e ricadente nell'area contermine il torrente Posina;
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L'area è classificata
P3 ed R3
dall'Autorità di Bacino in relazione al
rischio idrogeologico.
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Vari sono i progetti
che interessano l'area in oggetto e le adiacenze: grande guerra, itinerari
del Fogazzaro, archeologia industriale, piste ciclabili ed è pertanto da considerarsi
a pieno titolo paesaggio del museo all'aperto
o ecomuseo dell'Alto Vicentino;
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A pag. 4 e 5 della premessa
non sono neanche citati il progetto di sistemazione idraulica della Comunità
Montana Alto Astico e Posina e le disposizioni dell'Autorità di Bacino
che onfermano la necessita delle sistemazioni
idrauliche del torrente e delle manutenzioni
delle difese spondali nonché la necessita di procedere nel monitoraggio
e nello studio del corpo di frana;
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Non esistono
indicazioni numeriche dei quantitativi dei materiali da asportare, delle modalità,
dei tempi (vedi pag. 4 del quadro di riferimento) dei tipi di lavorazione
e delle zone di stoccaggio dei materiali;
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La coltivazione e la
definizione finale del pendio a gradoni non risulta illustrata da alcuna sezione;
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Da dove si ricava il
terreno vegetale per la ricomposizione dopo l'asporto della ghiaia?
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Non vengono stimate
le quantità ne c'è vantazione sull'impatto ambientale del trasporto dei materiali
fuori dall'area di escavazione;
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Non sono precisate le
lavorazioni del materiale da condurre in loco;
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I costi presentati per le sistemazioni idrauliche del torrente (peraltro
mai definite neanche a livello di massima) sono superiori a quelli esposti
nel progetto della Comunità Montana;
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Quale credibilità ha
la Ditta R.A. che non ha mai effettuato nessuna operazione comparabile con
quella di progetto, ne si è paragonata per capacità tecnico economica con
altre imprese che abbiano condotto simili operazioni, ammesso che le escavazioni
in area di frana siano mai state realizzate?
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La stratigrafia descritta
è ipotetica, basata su sondaggi meccanici e "saggi con escavatore"
(pg. 12 del quadro di riferimento ambientale);
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Non c'è analisi degli
impani ambientali dovuti alle polveri, al rumore, vibrazioni, all'inquinamento
atmosferico ed agli scarichi sugli abitati di Velo ed Arsiero;
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La descrizione
è complessivamente priva di riferimenti oggettivi misurabili e verificabili,
confusa, ripetitiva e contraddittoria (rif.to macinazioni e viabilità, volume
di traffico);
In realtà si continuano a riproporre le solite argomentazioni progettuali poco approfondite e per nulla precise e quindi attendibili, ed anche la documentazione progettuale appare in realtà una raccolta di dissertazioni sull'argomento, prive di contenuti tecnico progettuali.
Non ci sono benefici
socio- economici per Velo ed Arsiero, se non l'eliminazione, tutta da dimostrare,
di un rischio a tutt'oggi indefinito.
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Non c'è una stratigrafia
profonda accertata, non ci sono indagini recenti se non le misure topografiche
che, non sono neppure citate ovviamente perché non funzionali alle tesi progettuali.
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Non c'è modello fisico
- matematico correlato frana-torrente;
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Non c'è dimostrazione
dell'aumento del coefficiente di sicurezza raggiunto,
ne
sezioni e planimetrie delle opere di drenaggio, canalizzazioni e sistemazione
idraulica del torrente.
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Non c'è nessuna conoscenza
della paleofrana soprastante. Quali influenze sulla paleofrana a seguito
dell'asporto del materiale?
LA DOCUMENTAZIONE PRESENTATA E' CHIARAMENTE INSUFFICIENTE SIA
PER LA V.I.A. CHE COME PROGETTO PRELIMINARE.
Per tutte le motivazioni suesposte si esprime il proprio dissenso sul contenuto del SIA e si chiede di invalidarne la presentazione avvenuta il 18 ottobre 2002 in quanto ritenuta assolutamente non conforme per le gravi carenze e superficialità delle argomentazioni alle vigenti disposizioni normative.
Velo d'Astico 12 nov.'02
SPETT.LE
COMMISSIONE
V.I.A.
REGIONE
VENETO.