La cava del Brustolè potrebbe compromettere un ambiente di alto pregio naturalistico che impariamo a conoscere percorrendo il sentiero e aiutandosi con questo breve manuale

Come usare il manuale:

DESCRIZIONE DEL BRUSTOLE’

L’area su cui si sviluppa il percorso comprende un parte del versante destro della bassa Valdastico, a ridosso del m.te Summano, precisamente alle pendici del Pria Forà (1659 m). L’altimetria del percorso va da 314 m s.l.m. di Campigoli (partenza) a circa 720 m s.l.m. di Le Roazene.

Un elemento importante da tener presente è che siamo in corrispondenza della confluenza tra la Valdastico e la Valle del Posina, dove 100 mila anni fa si univano i due ghiacciai provenienti dalle rispettive vallate. Il glacialismo pleistocenico ha profondamente modellato questa zona come dimostra la forra di Stancari, una gola scavata dal torrente che scorreva sotto il ghiacciaio, visibile proprio a ridosso della frana del Brustolè.

Migliaia di anni fa quindi l’area era completamente glacializzata e proprio il clima freddo con vari cicli di gelo-disgelo deve aver disgregato le pareti rocciose di questo versante vallivo, provocando la formazione delle ampie falde detritiche di materiale sciolto eterogeneo su cui si è mossa la frana e che si vorrebbe asportare a fini economici.

Tutto il versante risulta quindi genericamente instabile perché formatosi su terreni sciolti e anche perché ha risentito del fenomeno della decompressione dovuta allo scioglimento del ghiacciaio, che prima riempiva il fondovalle, e fungeva da sostegno alla base del pendio.

Oltre a questo agiscono sulla frana anche le caratteristiche litologiche dei terreni, in gran parte dolomitici sciolti, con pesanti massi di crollo e soprattutto la presenza di strati argillosi interni sui quali, per effetto dell’acqua, molto presente nella zona, possono scivolare i detriti sovrastanti.

In definitiva cause geologiche, idrogeologiche, climatiche e morfologiche sono presenti contemporaneamente e in forza come in pochi altri casi e comportano un alto grado di rischio su tutta l’area. State bene attenti durante il percorso perché molti di questi fattori sono ben visibili e con qualche spiegazione potrete rendervene conto personalmente.

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Dopo circa 300 metri di percorso si entra nel parco del convento della Montanina in cui scorre la parte terminale del Rio dell’Orco con suggestive cascatelle parzialmente artificiali. Il Rio dell’Orco si origina da varie vallecole che nascono dalle falde detritiche del massiccio Brazome — Pria Forà da acque d’infiltrazione nevose e meteoriche.
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Uscendo dal parco si affianca un laghetto artificiale un tempo utilizzato pescicoltura. In questo luogo si trova oggi la sede della Protezione Civile di Velo d’Astico.
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Si sale a questo punto per un fitto bosco di carpino e orniello c.trà Meneghetti fino a c.trà Nogarola in cui ci si può fermare ed osservare verso Sud una panoramica sulle colline moreniche di Cogollo del Cengio. Si tratta di modesti rilievi che sembrano sbarrare la Valdastico, formati dall’avanzata del ghiacciaio circa 100.000 anni fa. Sono uno degli esempi migliori, dopo Rivoli Veronese presso il Garda, di anfiteatri morenici delle Prealpi venete. Girandosi verso Nord di 180° si vede la crepa perimetrale della frana del Brustolè.
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Si entra ora in un fitto bosco di carpino e successivamente misto a faggeto che cresce su evidenti massi dolomitici di crollo franati dal versante a monte, a testimonianza dell’instabilità latente della zona. Nel bosco è frequente trovare lungo il sentiero piume di gazza o nidi di uccelli.
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Salendo per un ripido sentiero si arriva al primo scollinamento a 620 m di quota e si comincia a scendere verso destra. Proprio sullo scollinamento si trova un bellissimo faggeto.
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Seguendo il sentiero sub-pianeggiante sono visibili, assieme ai carpini e ai faggi, molti piccoli sorbi degli uccellatori , noccioli e cornioli. Sui cigli della strada si trovano anche molte orchidee selvatiche. Attenzione, specie protetta !
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Si prosegue verso il primo posto di ristoro e poco prima di località Roazene compaiono in quantità oltre a faggi e carpini anche abeti rossi, qualche larice e pini silvestri (tronco colorato d’arancio).Più avanti, poco prima di Pozza Rionda, con attenzione si possono scorgere anche dei pioppi tremuli e qualche rara betulla, tipici di queste quote altimetriche.
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In questo punto, in corrispondenza di un curvone della strada carrozzabile, si può notare un grosso faggio e successivamente un bosco misto con molti pini silvestri.
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Poco oltre si giunge al punto più alto del percorso, presso Pozza Rionda a circa 720 metri di quota e si svolta a destra in una ripida discesa per tornare verso valle. Lungo questa discesa ci sono molti scorci panoramici sul Cavioio, m.te Cimone e m.te Cengio con il celebre “Salto dei Granatieri”. Ampia visuale anche sulla Valdastico e il suo fondovalle piatto di riempimento dell’antico solco glaciale. Scendendo per Tezze del Colle fino alle caratteristiche contrade di Maso e Brocconeo, ci sono, verso sinistra, ampie visuali sulla frana del Brustolè.
CAMMINA E OSSERVA
UNDER COSTRUCTION

A cura di: Giulio Ceribella

Ha collaborato per la parte geologica:

dott.ssa Daniela Mioni

Versione HTML by:
Giuseppe Busato e Daniele Ciscato